giovedì 19 gennaio 2012

mercoledì, 01 marzo 2006
 
Ieri, segregata in aula studio per le ultime (e prime) ventiquattr'ore di studio prima dell'esame. In realtà l'ho dato esattamente un mese fa. Quel famoso insipido 24, vero butch? Passata la mattinata che può effettivamente considerarsi di "studio", la sottoscritta fa pausa pranzo al bar con delle sottili, insipide e tiepide verdure, per evitare l'irreversibile abbiocco da dopopranzo e soprattutto per alleggerire quanto meno si può il portafogli. Terminato il pranzo, più affamata di prima, faccio ritorno in aula studio, dove mi attende una inattesa ma non per questo imprevedibile sorpresa. Il programma di studio, casomai ne avessi avuto uno, consisteva in questa divisione: mattina teoria, pomeriggio esercizi. Ed eccomi, pomeriggio inoltrato, circa le due, ta...daaaam!, ho lasciato gli esercizi a casa, in camera, sul soppalco. Porcaccia. E adesso? Eh...e adesso...vediamo. Un'oretta buona in internet, al che mi stufo. "Edo, sei in giro?", scrivo per sms. Edo mi raggiunge in un baleno. Che bello rivederlo dopo tanto tempo. Un giro veloce e incontro con Gabo, l'intellettuale dai capelli dannatamente, irrimediabilmente spettinati, che mi ribadisce la bellezza di matchpoint. E va bene che la mia curiosità si accende con un fiammifero sventolato al vento, ma ecco, io proprio non riesco a rinunciarci. Secondo sms della giornata. "Andrea! Stasera che fai? Io vado a vedermi matchpoint...vieni?" Presto fatto. Torno in aula studio per costringermi a studiare per altre due orette. Ma è la fine. Il tipo con i rasta che mi sta di fronte intavola una discussione su woody allen e matchpoint che non gli è piaciuto eccetera eccetera. E' sempre bello incontrare gente che te la mena col fatto che il film che stai per andare a vedere è una merda. "Una tragedia dall'inizio alla fine." Ma non mi lascio abbattere e alle otto sto già incontrando Andrea e lo sto già convincendo a prenderci dei pop corn prima che inizi. Finito il film. Perplessa come al solito. Andrea ne è rimasto piacevolmente impresso, io, come al mio solito, indugio. "Beh, ma dimmi un film che ti è piaciuto molto. Giusto per capire..." Silenzio per circa quarantacinque minuti. "Non so...snatch non fa testo perchè non è nel genere. Un film drammatico che mi sia piaciuto?" Niente. Nada. Nisba. Oh, non mi viene. Sono proprio incontentabile. La chiacchiera continua davanti a un panino al prosciutto e a due chili di bunet, e a un intramontabile pago alla fragola. Andrea, acutamente, osserva. "Hai visto? Non ha indugiato un attimo sulle combinazioni. Pago alla fragola a te, bionda media a me. Non ti fa incazzare?" E' vero. Non l'avevo notato. Dopodichè discutiamo sul film. Io. "Non capisco." una delle frasi più gettonate dal mio personale "selezionatore di frasi". "E' che fino a quasi la fine mi ha fatto veramente cagare. Che banalità. Incontra sempre la tipa quando è triste, quando è in ritardo, quando piove. Cioè, che cazzo, io non incontro mai nessuno a T. e loro devono incontrarsi, e ripetutamente, proprio nel centro di Londra? Cioè, è così piccola?! E poi, non so. Diciamo che i dialoghi erano poco varii. L'amante continua a dire per tutto il film "Ho bisogno di un drink", la moglie solo e soltanto "Voglio un bambino", e lui, sempre, ripetutamente "No, amore, non c'è nulla." Oppure, parlando con l'amante, "Glielo dico domani, te lo giuro!" Dopodichè però il finale lo rivaluta un attimo. Massì solo perchè è inaspettato." Andrea, sempre più acuto di me, osserva. "La cosa che mi è piaciuta è che, come in Psycho, la gente era portata a tifare per l'assassino. Cioè, dai, eravamo tutti dalla sua parte." Interessante. Penso. Interessante. Dopodichè si parla di Olimpiadi. Se io ho passato 42 ore al giorno in biglietteria, Andrea ne ha passate altrettante collassato nel divano a guardarsi tutte le specialità di cui è diventato un esperto. "Il curling. Ho scoperto che ti prende, il curling. E il biliardo? Ma quanto è figo vedersi il biliardo in televisione? Riprese dall'alto, commenti del tipo.. "eccolo, eccolo, tiro di doppia sponda...palla in buca, nove in buca, gran colpo!"..." Dopodiché ritorno a casa. Una telefonata confusa e poi la ferma decisione: ma no. Meglio non darlo sto esame. Mi tengo il 24 e basta. Perchè rovinarlo? Poi, mentre mi sto infilando sotto le coperte, sento tornarmi nelle orecchie le profetiche parole di Andrea. "Non mettere la sveglia. Se ti svegli, vai a darlo. Altrimenti ti tieni il 24." Sorrido. "E chi si sveglia domani mattina?", penso. Questa mattina. Apro gli occhi. Scossa da un sogno stranissimo, riprendo coscienza di me stessa e della mia vita dopo quei 5 secondi di nulla assoluto. Ed eccomi: M Z, studentessa, matchpoint, esame. ESAME? Cazzo, esame?! Ma che ore sono? Ricordo la profezia di Andrea. Guardo l'ora. Le sette. Le sette. Le sette. Mi tocca andare. Aspetta. Forse una speranza c'è. Forse sono le sette di pomeriggio. Ma rumori provenienti dal bagno mi ricordano che mio padre sta andando a lavoro e che sì, ho tutto il tempo per arrivare all'esame per le nove. Mi alzo, riprendo a studiare come niente fosse. Guardo gli esercizi, senza provare a farne nemmeno uno. Li leggo, soltanto. Velocemente. Poi, verso le otto, un lampo di genio. Ecco, ho trovato! Ci vado in macchina all'esame! Così studio ancora un po'! Confortata da quest'idea geniale, mi rileggo ancora qualche pagina e poi, voilà, scendo dal soppalco e mi vesto. Sono pronta. Scendo e...ta..daaaaam! La macchina non c'è. L'ha presa mio padre per andare a lavoro. Ecco. Penso. In realtà il destino non vuole che io faccia questo esame. Mi reco alla fermata del pullman. E penso. Beh, se arrivo in tempo lo dò, se non ce la faccio sarà un chiaro segno del destino. Mezz'ora di traversata nel traffico e scendo. Ma mi attende un'altra traversata infinita col 34. Eccolo, il mio uomo. L'autista del 34. Muoviti, muoviti. Salgo. Mi siedo. Mentre il pullman mi porta verso il patibolo penso a tutt'altro. Alla telefonata del giorno prima, al fatto che sento l'esigenza di partire. Quando compro i biglietti? Ho i soldi per comprarli? Quanto tempo devo stare? Una domanda ogni fermata. E poi, eccoci. Scendo. Nove meno dieci. Corro nell'edificio e poi, tutta ansimante, con mia sorpresa ritrovo con facilità l'aula della volta scorsa. Piena di gente. Mi siedo, mi sistemo. Poi, giusto per scrupolo, domando. "Scusa, questo è l'esame di tecnica bancaria?" "No, questo è geografia internazionale". Bene. Ecco. Mi rivesto, omnia mea mecum porto e ripeto la pressoché medesima scena in un'altra aula, dove stavolta però mi era sembrato di vedere facce conosciute. Niente. Ho sbagliato di nuovo. Poi, finalmente, leggo il foglio appeso al muro. Aula 8. Otto, che schifo, penso. Non è per nulla un numero profetico. Corro in aula otto. La porta chiusa, che è già un malaugurio. Incurante, la apro, ansimante e senza fiato. Il libretto cade per terra, giusto sotto i miei piedi, e il rumore secco che provoca fa zittire tutti. Una quarantina di teste rivolte alla sottoscritta. Più una, quella della prof. "Lei è..?" "...(respiro ansimante)...." "Come scusi?" "...(respiro sempre ansimante)...." "Va bene, giusto in tempo. Seconda fila esterna. E faccia presto che sto distribuendo i compiti." Mi siedo. Mi tolgo il cappotto, cerco la calcolatrice che, per non so quale piacevole sbadatezza, ho ancora nella borsa, chissà da quando. Faccio il compito. Ma dannazione. Un'altra volta mi frega UNA domanda su cinque. E siamo al punto e a capo. Stessa, esattamente, identica situazione della prima volta. Che razza di scherzo del destino è? Una volta che mi hai fatto arrivare puntuale, voglio dire, almeno fai in modo che io spacchi il culo a tutti quanti. Invece no. Ennesima sconfitta della sottoscritta. Ma c'è ancora speranza. Dopotutto, una scritta cubitale sulla lavagna mi ricorda che i risultati saranno resi noti VENERDI' 17, alle ore 17. Già. E magari pure in aula diciassette. Che culo.

Scritto e diretto da: miazalica a 14:04 | link | commenti (2) |

#1   14 Marzo 2006 - 19:42
 
Ah ah, bellissimo,
rendi la quotidianità sensata
(paradossalmente)
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#2   22 Marzo 2006 - 16:41
 
Che culo veramente! Grazie venerdì 17. Grazie aula otto. Grazie autista del 34. Grazie destino che mi hai fatta svegliare. Grazie Andre che mi porti fortuna. (ora lo sai che ti tocca venire al cinema con me tutte le sere prima dei miei esami? a occhio e croce ti toccano ancora una decina di film...)
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