venerdì 27 gennaio 2012

mercoledì, 19 dicembre 2007
Dimostrazione num. 1  
Dopo aver pubblicato il suo ultimo romanzo, "Le vie del signore sono infingarde", sequel del già noto successo "I belong to Jesus, and you?", l'autrice di questo blog si ravvede e scopre che non tutti al mondo sono buoni, non tutto al mondo è buono (mai assaggiato i Kinder Schoko Bons?) e, soprattutto scopre sulla propria pellaccia l'amara verità contenuta nella legge di Murphy, ovvero: "Se qualcosa può andare storto, lo farà."
Dopo essersi rassegnata alla constatazione che incontrare l'uomo della sua vita e starci insieme serenamente è un'eventualità rara quanto quella di incontrare (nel giro di una settimana) due amici (prima uno, poi l'altro, ovviamente) proprio nel giorno del loro compleanno e dimenticarsi di far loro gli auguri (eppure, adesso che ci penso, mi è capitato proprio questa settimana...), oggi la sottoscritta vi intratterrà con la prima semplice e pratica dimostrazione della veridicità della sopracitata legge.
La sottoscritta si reca a dare un esame. Le tasche piene di biglietti e bigliettini di vario colore, argomento e misura. Come se non bastasse, mentre si sta per sedere incontra un'amica (una visione angelica, ma lo vedremo poi) che le passa un ulteriore bigliettino...si sa mai.
L'aula è sotto assedio: oltre a ben 2 professoresse, ci sono 2 assistenti minacciose che hanno il solo compito di controllare le nostre centinaia di piccole manine tremanti e sudate e sporche di inchiostro che si scioglie dai bigilettini. Per appesantire la beffa, queste ultime hanno deciso di vestirsi uguali e, in più, portano entrambe la coda. Così uno resta veramente disorientato. Non sai se una è il riflesso alla finestra dell'altra. Non sai se ne hai viste due ma in realtà è una sola. Non ci capisci più un cazzo, insomma.
La sottoscritta, sotto il contemporaneo sguardo di quattro paia di occhi, tenta di estrarre il primo malloppo di bigliettini dalla tasca sinistra anteriore. La cosa veramente tremenda è quando ti si mettono alle spalle, cioè sempre. E' una forma di terrorismo psicologico per la quale tu non sai mai se in un dato momento ti stiano guardando o meno. Una specie di panopticon carcerario, insomma. Io in quei momenti raggiungo l'isteria. Magari, penso, mi sto perdendo un momento in cui nessuno mi sta guardando, ma non sapendolo, continuo a restare immobile...e solo il pensiero che un'eventualità come questa possa accadere mi manda fuori di testa. Perchè si sa, quando hai a che fare con i bigliettini, ogni singolo minuto è una miniera d'oro.
Insomma, per farla breve: il primo quarto d'ora tiro fuori tutti i bigliettini della tasca anteriore sinistra. E scopro che, ai fini delle domande poste, sono completamente inutili. Li sistemo perciò tra le gambe e mi ci siedo sopra, anche metaforicamente. Nel secondo quarto d'ora tiro fuori quelli dalla tasca poteriore sinistra: stesso iter. Inutilità e fine meritata. Nel terzo quarto d'ora...indovinate un po', accade la stessa roba con i bigliettini della terza tasca. Mi resta perciò (nella quarta) solo più il biglietto passatomi dall'amica all'inizio dell'esame, e l'ultimo quarto d'ora di tempo.
Senza speranza nè più voglia di perdere altri anni di vita nell'estrarre -con la maestria di un illusionista in pensione- magici bigliettini da ogni dove, lascio perdere e passo al piano 2: la comunicazione verbale.
Pongo sottovoce la stessa identica domanda: "Il piano di marketing della Suzuki!" (lo so non è una domanda, è una preghiera con punto esclamativo) ai 4 lati e ai 4 venti. Ma la mia voce si perde nel vuoto. Mi guradano tutti con aria così sorpresa che mi viene da domandare "Ragazzi, ma stiamo facendo lo stesso esame o ho di nuovo sbagliato aula?" Disperata, passo al piano 3: citofono alla mia testolina.
Corpo della sottoscritta (per tastare il terreno): Senti....ti ricordi che giorno è oggi?
Mente della sottoscritta: Sì...ehm..il 18...
CdS: O gesù....
MdS: No no, che dico, è il 19!
CdS (dopo un sospiro): "Il piano di marketing della Suzuki ti dice niente?"
MdS: "Hmm...provato con i bigliettini..?"
Disperatissima...inizio a scrivere qualche frase di senso compiuto in mezzo al foglio. Per trovare argomenti, prendo spunto da ricordi della mia infanzia. Scrivo grande, lascio ampi margini, inserisco grafici e ci faccio anche un disegnino con dedica alle assistenti. Infine, consegno.
Quando esco dall'aula, rassegnata e perplessa, mi siedo su una panchina. Qualcosa mi punge la coscia destra. Tiro fuori dalla tasca un bigliettino...l'unico rimasto ancora nei pantaloni.
Con distrazione, leggo: "Suzuki: il piano di marketing strategico".


Scritto e diretto da: miazalica a 12:56 | link | commenti (1) |


#1   28 Febbraio 2008 - 13:55

 
Quando si dice la sfiga...
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