lunedì, 27 febbraio 2006
"Chi passa la notte sveglio nel letto a Sarajevo può udire le voci della sua oscurità. Pesantemente e inesorabilmente batte l'ora sulla cattedrale cattolica: due dopo la mezzanotte. Passa più di un minuto (esattamente, ho contato, settantacinque secondi) e solo allora si annuncia, con un suono più debole, ma acuto, l'orologio della chiesa ortodossa che batte anch'essa le sue due ore. Poco dopo si avverte con tono rauco e lontano la Torre dell'orologio della Moschea del bey, che batte le undici, undici ore degli spiriti turchi, in base a uno strano calcolo di mondi lontani e stranieri. Gli ebrei non hanno un loro orologio che batte le ore, e solo Dio sa qual è in questo momento la loro ora, secondo calcoli sefarditi o ashkenaziti. Così anche di notte, mentre tutto dorme, nel conto delle ore vuote del tempo, veglia la differenza che divide questa gente assopita che da desta gioisce e soffre, che banchetta o digiuna in base a quattro calendari diversi, ostili fra loro, e che rivolge tutte le sue preghiere allo stesso cielo in quattro lingue liturgiche diverse. E questa differenza, talvolta visibilmente e apertamente, talvolta in maniera sotterranea e subdola, è sempre simile all'odio, con il quale spesso si identifica."
Lettera del 1920 - Ivo Andric, 1946
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