Weekend #9: Caserta
Il weekend numero otto non merita di essere raccontato. A parte che ero a Torino, e poi niente, ho dato 2 esami. Il weekend a Caserta invece non mi è dispiaciuto. Weekend, chiamiamoli weekend, anche se sono più di mezze settimane. Infatti sono partita giovedì per Caserta e son tornata lunedì sera, stanca morta. Ho studiato tutta la notte, poi qualche ora di sonno, e poi ho studiato ancora tutta la mattina, fino all'ora dell'esame, le 3. Ho dato l'esame con un mal di testa senza senso, e sono tornata a casa a dormire. Solo oggi mi sono quasi ripresa. Ma domani si riparte. Così mi perdo Bregovic. Poi lunedì ritorno, e martedì...un altro esame. Ma dicevamo del weekend numero 8. In alcuni momenti, ho pensato di volermici trasferire, lì. Insomma, i problemi che hanno li sappiamo tutti. Ma ci sono delle cose inimitabili. Innanzitutto, lì tutti si danno da fare. Nessuno sta con le mani in mano, come diceva tempo fa Berlusconi. Lì, persino i tossici riescono a fare affari. Funziona così: tu scendi dalla metro, loro ti chiedono di lasciargli il biglietto timbrato, che ormai non ti serve più. Poi fermano la gente che sta comprando il biglietto a 1,50 € e gli rivendono quello timbrato ma ancora valido per 50 cent. E così via. Guidano da pazzi, è vero. Ma poi arrivano in tempo. Prendono le rotonde cotromano, è vero, ma poi ti fanno passare anche quando non hai la precedenza. Tranquilli, rilassati, prendono i cartelli stradali con filosofia. C'è un altro sistema di regole, quello del buonsenso, che sovrasta quello istituzionale. E pare funzionare. Per chi non è abitutato, può sembrare una follia. Ma io l'ho trovato una figata. Si fa tutto a gesti: all'incrocio fai il gesto di voler passare, e il tipo ti fa passare. Poi ringrazi, e lui alza la mano come a dire "tutto a posto". Ovviamente, il rovescio della medaglia di questa gestione semianarchica del traffico c'è. Non devi lamentarti se poi qualcuno ti taglia la strada, perchè lì funziona così. Non solo, non devi suonare. Ho notato, sbalordita, che in tutto quel casino e viavai di macchine piene di persone e di motorini con 4 persone a bordo nessuno suona mai. E se la vivono tranquilli la vita, laggiù. Per esempio, per cenare. Non c'è un orario limite. Puoi cenare all'1 e mezza di notte. Ed è raro che ti facciano mangiare male. A volte, non ci sono neanche i menù. Ti dicono "mi dica quello che ha voglia di mangiare e noi gliela prepariamo". Si chiamano "menù vocali", mi han spiegato. E li hanno inventati, ovviamente, per fotterti. Ma a parte questi piccoli inconvenienti che fanno andare fuori di testa i più, io lì ci vivrei. Giuro che ci vivrei.
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