giovedì 26 gennaio 2012

martedì, 26 settembre 2006
Liberamente tratto da una giornata qualsiasi  
Primo giorno di scuola. Mi alzo, lo zainetto preparato dalla sera prima, il panino ancora da fare, lo impacchetto nell'alluminio, mi lavo i dentini, mi vesto, faccio colazione, mi rilavo i dentini (mai capita sta cosa del lavarli prima o dopo) ed esco. Scusate. Errore di configurazione hard-disk.
Primo giorno di "uni", (sì, Marco, Uni Euro). Mi alzo sconvolta. Ieri sera, stanchissima dopo una giornata sfiancante, torno a casa dopo la consueta (terza) ed esilarante lezione di batteria, scendo dal pullman ma il diluvio universale sorprende la mia superficie cutanea. Senza ombrello né un giornale, nè un sacchetto del GS, non mi vien in mente altro rifugio che una laida cabina telefonica appostata proprio lì vicino alla fermata in cui scendo. Quindi mi ci rifugio. Penso si tratti di una questione di pochi minuti. La cabina è di quelle supermoderne ovviamente, di quelle cioè che gli hanno staccato la porta, quindi la gente passa e sbircia la sottoscritta ferma, immobile, dentro la cabina, voltata dalla parte opposta al telefono. I minuti passano e la noia del vedere passare la gente munita di ombrelli formato famiglia mi induce a fare una vera telefonata. I centesimi nel portafoglio sono pochi. Quelli fuori ancora di meno. Inserisco un po' di monete e compongo un numero a casaccio. "Pronto casa Adams?" "No, ha sbagliato" "E allora andatevene un po' a fanculo!", e attacco ghignando rumorosamente. E' un gioco che non facevo da anni. Ma le monete rimanenti non escono fuori dall'apposita feritoia. (avete mai sentito una persona con la erre moscia dire "feritoia"? Spassoso!). Dunque, rialzo la cornetta. "Pronto casa Moffetta?" "No, ha sbagliato" "Metti giù la la cornetta! Mondial Casa ti aspetta!", e riattacco, scassandomi dal ridere. Noto di avere altri quaranta centesimi intrappolati nel salvadanaio Telecom. Compongo un altro numero. Aaah. Questo, davvero, non lo facevo da anni. "Pronto, casa Barletti?" "No, ha sbagliato." "E allora che cazzo ti rispondi?", e giù a ridere. Questo è uno scherzo che proprio mi fa sganasciare fino a dolori mestruali. Appoggio la guancia contro la cabina mentre grosse lacrime gaie grondano dalle mie guance gelate (allitterazione della madonna!). Rialzo la testa, e noto che in quell'attimo di contatto con la cabina devo aver contratto qualcosa come quarantadue tipi diversi di batteri, quattro virus mortali, e un paio di forme di epatiti. Guardo fuori: piove ancora. I soldi nella cabina sono finiti. D'improvviso individuo un giovane aitante in attesa fuori dalla cabina. Che diamine. Avrà mica assistito alle mie scene d'isteria individuale? Rialzo la cornetta, e fingo di comporre il numero. Il tu-tuuu tormenta il mio orecchio mentre il volto non lascia trapelare il minimo dubbio. Alzo visibilmente il tono della voce. (Vorrei far notare la sinestesia, sempre che lo sia. e la rima baciata, già che ci sono). "Pronto! Benicio!", era il nome più sensuale che mi venisse in mente. Pensando a Del Toro, ovviamente. "Sì, guarda, una giornataccia! Tutto il giorno ad intervistare tutti quei modelli...Poi, non ti dico le varie proposte che ho ricevuto, ma sai che io sono professionale, e poi, oltre a te non mi interessa proprio nessuno! Allora mi passi a prendere?! Grazie, davvero, che proprio non avevo voglia di prendere un taxi...Sì poi domani mi alzo presto che ho il volo per New York alle undici..." Riattacco, orgogliosa di me stessa e felice della disponibilità di Ben. Mi sistemo i capelli (metto il cappuccio in testa) ed esco impettita dalla cabina. Il giovane sta per fermarmi. "Ehi, bello. Non hai sentito che non ce n'è?" sto per dirgli. "Scusa, avresti mica qualche centesimo?", mi chiede. Lo guardo sbaldorita. "Io no, ma se aspetti tra un po' arriva Benicio...", e mi allontano furtivamente, delusa. Arrivo a casa a piedi: ho preso così tanta pioggia che non credo mi farò più la doccia per un mese. Salgo su, e completamente bagnata, mi sdraio nel letto (lo so, è un'immagine suggestiva). Mi addormento alle dieci di sera. Incredibile. Non accadeva da anni (mesi). Ovviamente, nella notte mi risveglio quelle quattoridici-quindici volte, scossa da incubi inquietanti che mi puniscono per aver tentato di andare a letto presto. Alle sette, la sveglia suona. Per la nona volta. Scendo dal soppalco e mi guardo in giro come fossi avvolta da un banco di nebbia. O di legno, che è ancora peggio. Mi maltratto gli occhi con le nocche, e mi dirigo in bagno. Mi guardo allo specchio. "Primo giorno di corso", una voce irritante ed acuta trafora il mio timpano. Già, primo giorno di corso. Mi lavo i denti, ed esco. Prendo i quattordici pullman necesasri per recarmi nel luogo del delitto. Arrivo qui, e mi sovvien che non ho con me nè un pezzo di carta, nè una penna (la penna forse sì), né un libro, né niente. Entro in aula. Cinquemila studenti spalmati tra i banchi e sulle scale laterali. "Uau, ma dove siamo? A storia del cinema?", chiedo a un quttrocchi qualsiasi. "No, gestione del personale, avanzato", risponde questo, calpestando con un Dr. Martins borchiato il mio zerbino di speranza appena aspirapolverato. Mi rimetto la giacca, ed esco. Ed eccomi qua. A scrivere. In attesa del secondo corso delle undici. Marketing strategico. Dio, come suona militare. Prima, infatti, faccio un salto a casa a cercare la mia divisa con elmetto mimetico.

Scritto e diretto da: miazalica a 10:32 | link | commenti (1) |


#1   26 Settembre 2006 - 15:03

 
Wow... dovresti davvero scriverlo sto libro... "Le esilaranti peripezie di Mizzo"... che si becca la peste in una cabina del telefono!
utente anonimo

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