Se il buon compleanno si vede dal mattino... allora, molto banalmente, vuol dire che questo sarà un altro dei miei compleanni infernali. Cioè, no, dico. Metto la sveglia alle sette e mezza ma alle sette sono già sveglia. Così. Non mi capita spesso. Ma quando capita è tremendo. Resti lì fermo, nel letto. Menti a te stesso. Ti fingi morto. Chiudi gli occhi. Fai finta di dormire. Ma ovviamente non ci riesci. Ormai i tuoi occhi sono due pop corn appena scoppiati e non li chiude più nemmeno un altro capitolo di tributario. Poi, all'ultimo. Quando sono le 7.29, finalmente eccoti. Ci sei. Ce l'hai fatta ad addormentarti. Sessanta secondi di paradiso e....la maledettissima sveglia. E vabbè. Mi alzo eccetera. Vado all'università. Più precisamente, devo andare in segreteria. Devo fare una cosa importantissima per cui oggi è il penultimo giorno. E la sottoscritta ha già più volte tentato la missione, l'ultima venerdì scorso, quando mi sono presentata in segreteria con venti, schifosissimi, minuti di ritardo. Ma oggi no. Oggi ho fatto prestissimo. Alle nove ero già nei paraggi della Facoltà. Anche alle dieci ero nei paraggi della Facoltà. Alle dieci e venti ero ancora nei paraggi della Facoltà. Poi, finalmente, ho trovato parcheggio. Arrivo all'ingresso, e i il vapore acqueo rappreso ai vetri lascia presagire il peggio prima ancora di entrare. Dentro, l'apocalisse. Non so. Non ho mai visto così tanta gente in vita mia. Nemmeno nei vecchi filmati di Woodstock che passano ogni tanto alla rai. Cioè, una massa indescrivibile, indistinguibile, impassibile davanti al fatto che oggi fosse IL MIO COMPLEANNO. Mi accingo a staccare il numerino e....voilà: 538. Mi volto. Stanno "servendo" il 173. Beh, dai. Ho solo 365 numeri davanti. C'è di peggio nella vita. Potrebbero aver finito il San Daniele quando arriva il mio turno. Vabbè, nel frattempo vado in bagno. Come non detto, c'è da staccare il numerino pure lì. Ma io le frego tutte. Conosco sempre il modo migliore per non affrontare un problema. Esco dal bagno e, molto banalmente, mi dirigo ai bagni del terzo piano. Vuoti. Come volevasi dimostrare. Ma ahimè, vabbè che il calore sale, però si tratta di una sauna. Inizio a grondare, divento madida di sudore, per usare un termine che piace a un mio amico. Esco. Ho il trucco che cola, i capelli arricciati, la maglietta ristretta e devo aver perso qualcosa come sei chili. Scendo per altri tre piani. E mi sistemo comoda, pronta ad aspettare il mio turno. Come faccio al mio solito, mando una ventina di messaggi lamentandomi della mia mattinata. "Non demordere Mia, e ricorda: gli ultimi resteranno gli ultimi se i primi sono irraggiungibili", mi consola il buon vecchio A. Bene. Mi sembra un buon inizio. Non demordo, infatti. Sono solo le 14.44. Forse non tutto è ancora perduto.
giovedì 19 gennaio 2012
Se il buon compleanno si vede dal mattino... allora, molto banalmente, vuol dire che questo sarà un altro dei miei compleanni infernali. Cioè, no, dico. Metto la sveglia alle sette e mezza ma alle sette sono già sveglia. Così. Non mi capita spesso. Ma quando capita è tremendo. Resti lì fermo, nel letto. Menti a te stesso. Ti fingi morto. Chiudi gli occhi. Fai finta di dormire. Ma ovviamente non ci riesci. Ormai i tuoi occhi sono due pop corn appena scoppiati e non li chiude più nemmeno un altro capitolo di tributario. Poi, all'ultimo. Quando sono le 7.29, finalmente eccoti. Ci sei. Ce l'hai fatta ad addormentarti. Sessanta secondi di paradiso e....la maledettissima sveglia. E vabbè. Mi alzo eccetera. Vado all'università. Più precisamente, devo andare in segreteria. Devo fare una cosa importantissima per cui oggi è il penultimo giorno. E la sottoscritta ha già più volte tentato la missione, l'ultima venerdì scorso, quando mi sono presentata in segreteria con venti, schifosissimi, minuti di ritardo. Ma oggi no. Oggi ho fatto prestissimo. Alle nove ero già nei paraggi della Facoltà. Anche alle dieci ero nei paraggi della Facoltà. Alle dieci e venti ero ancora nei paraggi della Facoltà. Poi, finalmente, ho trovato parcheggio. Arrivo all'ingresso, e i il vapore acqueo rappreso ai vetri lascia presagire il peggio prima ancora di entrare. Dentro, l'apocalisse. Non so. Non ho mai visto così tanta gente in vita mia. Nemmeno nei vecchi filmati di Woodstock che passano ogni tanto alla rai. Cioè, una massa indescrivibile, indistinguibile, impassibile davanti al fatto che oggi fosse IL MIO COMPLEANNO. Mi accingo a staccare il numerino e....voilà: 538. Mi volto. Stanno "servendo" il 173. Beh, dai. Ho solo 365 numeri davanti. C'è di peggio nella vita. Potrebbero aver finito il San Daniele quando arriva il mio turno. Vabbè, nel frattempo vado in bagno. Come non detto, c'è da staccare il numerino pure lì. Ma io le frego tutte. Conosco sempre il modo migliore per non affrontare un problema. Esco dal bagno e, molto banalmente, mi dirigo ai bagni del terzo piano. Vuoti. Come volevasi dimostrare. Ma ahimè, vabbè che il calore sale, però si tratta di una sauna. Inizio a grondare, divento madida di sudore, per usare un termine che piace a un mio amico. Esco. Ho il trucco che cola, i capelli arricciati, la maglietta ristretta e devo aver perso qualcosa come sei chili. Scendo per altri tre piani. E mi sistemo comoda, pronta ad aspettare il mio turno. Come faccio al mio solito, mando una ventina di messaggi lamentandomi della mia mattinata. "Non demordere Mia, e ricorda: gli ultimi resteranno gli ultimi se i primi sono irraggiungibili", mi consola il buon vecchio A. Bene. Mi sembra un buon inizio. Non demordo, infatti. Sono solo le 14.44. Forse non tutto è ancora perduto.
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