lunedì, 11 settembre 2006
"Ma come stai?", mi chiede alla fine. Già, come sto. Come cazzo è che mai nessuno mi chiede come sto? Male, male, male, male. Non so se si è capito, sto male. Non ho più forze. Non dormo. Non dormo mai. La notte sento ogni singolo secondo che passa, tic, tac, tic, tac, tutti quanti i secondi di quell'orologio che segna perennemente l'ora sbagliata. E non vedo l'ora che arrivi il mattino. E invece è ancora buio. E non riesco a leggere, troppi pensieri. Non accendo il computer, mi dà nausea. Poi, finalmente, arriva il mattino. Uau, è mattino! Mi alzo euforica, ma subito dopo mi ricordo che non c'è nulla per cui essere euforici, tranne, forse, che è ora di uscire di casa. Esco, girovago, telefono, vado a colloqui, incastro appuntamenti, passo ore e ore davanti al computer. Ma non concludo nulla. "Me voilà, sono l'angoscia". La verità è che in questo momento niente mi entusiasma, peggio: nessuno mi entusiasma. Poi, casualmente, incontro un amico, dopo tanto tempo. E il cuore mi batte a mille. Così, senza motivo. Vorrei restare a parlare con lui per ore. Vorrei chiedergli di abbracciarmi, così, in mezzo alla strada, davanti a tutti. Invece faccio quella impegnata, che deve correre a fare mille cose. Saluto disinvolta, mi volto, e salgo in macchina. Una telefonata stupida smorza la dolce attesa. Poi la linea cade, leggendomi nel pensiero. Mi sento triste, tristissima. Salgo su, mi chiudo in camera. Penso a come sto, e rido.
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