Penso "sabbia" e mi viene in mente la spiaggia, la clessidra, il tempo che scorre lento. Penso "macchina", e mi viene in mente il casino, il traffico, la madonna. Penso "biblioteca" e mi viene in mente un campo di lavoro forzato. All'ingresso, dopo avermi fatta denudare e posare tutti i miei averi in un armadietto di venti centimetri per venti, mi permettono di accomodarmi dentro, dopo aver spento tassativamente il cellulare. Lo metto silenzioso. "Non la suoneria, il cellulare". Faccio finta di niente. Per entrare, devi: far scorrere la tua atena card attraverso l'apposito apparecchio, la quale deve essere stata anticipatamente abilitata al tale uso, poi devi passare attraverso ben due metal detector, poi fare uno slalom in mezzo a una serie di birilli, ed eccoti. La biblioteca. Cerchi il libro che ti serve. Se gli dici il titolo, non sanno niente. Per loro, è come se gli stessi chiedendo una quattro stagioni. Allora cerchi il codice. Su un computer abilitato prettamente a due funzioni: inserire titolo e ricerca, scrivi il nome dell'autore. Ovviamente, il sistema non lo trova. Provi con l'intero titolo (sedici parole e una virgola), et voilà, eccolo. L.5816. Ecco il mio codice vincente. Lo porgo soddisfatta al bancone dei prestiti, sperando di aver finito con l'esperienza della biblio. "Questo libro è per sola consultazione, non lo può prendere a prestito." Bene. Lo prendo lo stesso, fingo di andare al tavolo per sfogliarlo. Poi, un'idea geniale mi cade in testa, insieme a un batuffolo di polvere staccatosi da qualche libro. Fotocopiatrice. Certo, fotocopierò le parti del libro che mi servono (80%) e poi me la svigno. "Scusi c'è una fotocopiatrice qui?" "Sì, ma funziona con la tessera, e per la tessera c'è la macchinetta che funziona solo con cinque euro interi." "Aha". Apro il portafoglio. Una banconota rossa mi guarda e ride rumorosa. Mi viene in mente, allora, di andare al bar. Sto per uscire, passo per i metal detector, le braccia sempre in alto, faccio un salto ed eccomi: anche per uscire devi ripassare la tessera. Che ridere. Ma non finisce. Un cartello grosso come una casa avvisa: E' CONSENTITO ENTRARE E USCIRE 4 VOLTE AL GIORNO, dopodichè LO STUDENTE VERRA' ALLONTANATO. Allontanato? Da chi? Da cosa? Non capisco. Vado su. Al bar non hanno pezzi da cinque. Nemmeno nel negozio di libri. Alla fine provo con la gente che passa. Niente, nessuno ha due pezzi da cinque nel portafoglio. Torno in biblio, sconsolata. "Sono già al terzo passaggio", mi dico. E' l'una e dieci. Il libro mi attende sul tavolo, immobile. Mi siedo. Un altro cartello è spalmato sull'intera scrivania: GLI STUDENTI CHE STUDIANO IN GRUPPO O CHE ADOPERANO CELLULARI (anche solo facendoli suonare) VERRANNO ALLONTANATI, anche SENZA PREAVVISO. (senza preavviso è geniale e diabolico al contempo) GLI STUDENTI CHE ADOPERANO IL CELLULARE PER PARLARE VERRANNO ALLONTANATI PER 10 GIORNI. Non sto scherzando, eh! Giuro! Cristo, perché non mettono i punti alla tessera della biblioteca, mi chiedo! Il cellulare in biblio è molto più pericoloso che alla guida! Cazzo! Irrigidita, decido che voglio uscirmene da quel posto tremendo. Mi dirigo al bancone, dove non trovo il gentilissimo tipo di prima. Mi spiegano che dall'una alle due è in pausa (e spettacolo: non c'è nessuno a sostituirlo), pertanto il servizio di prestiti e consultazioni in quell'arco di tempo è sospeso. Mi tocca aspettare le due per riconsegnare il libro. Esterrefatta, lo lascio su un tavolo qualsiasi e mi allontano quatta quatta. Oltrepasso inerme la camera iperbarica, il tunnel ed eseguo un'impeccabile corsetta agli ostacoli (un mocio vileda, una pila di libri, e un bibliotecario), quand'ecco che il metal detector inizia a suonare. Ma come? Mi hanno beccata a distanza?! Terrorizzata, mi dò alla fuga. Inizio a correre, correre e correre e correre ancora. Tipo Forrest Gump. Infatti ad un certo punto vedo gente che mi corre dietro, evidentemente appoggiavano la mia causa contro le biblioteche antiquate. Dopodichè, sfinita, giungo verso casa. Arrivo al portone. Ma ta-daam! Ho lasciato la chiave di casa nell'armadietto claustrofobico della biblioteca. Dopo un paio d'ore, non spiego come, riesco a entrare in casa, finalmente. Ma domani. Domani. Sarà l'incubo. La biblioteca, vol. 2.
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