giovedì 26 gennaio 2012

giovedì, 14 giugno 2007
  
Io, che notoriamente non sono italiana, ma di origini ignote (a me e agli altri), spesso ho trovato inappropriati alcuni appellativi tipicamente utilizzati nel definire chi proviene, per così dire, dall'estero.
Al che, oggi, stavo riflettendo su come bisognerebbe chiamarci a noialtri, nati fuori dai confini italici.
"Straniero" Hmm. Mi ricorda Camus, dove però io lo interpreto tipo "il diverso", "quello strano". Quindi no. Straniero non va.
"Forestiero". Ma che è? Ti immagini uno che sbarca sulla tua isola zozzo e puzzolente dopo un'intera notte passata sul mare. Una roba dell'Antica Roma. Tipo "Ehi tu, forestiero! Dove sei diretto?" Oppure ti immagini un figaccione con la barba incolta (ma vestito da coglione, tipo gonna beige e sandali da crucco) venuto tra le "nostre genti" a gettar scompiglio tra le fanciulle....no no, anche nel caso dell'immagine piacevole, forestiero è troppo fuori luogo. Lasciamolo alla letteratura antica.
"Immigrato". Immigrato non mi piace. Non perchè fa pensare a uno senza soldi e con i pantaloni stracciati. Ma perchè a me fa pensare agli uccelli. Eddai, l'uccello migratore. La Cigogna Nera. Il Falco Pescatore. (prima che mi pensiate una noiosissima appassionata di volatili: wikipedia serve anche a questo!!) Insomma, bocciamo anche immigrato.
"Rifugiato". Rifugiato non è malaccio. Ti fa pensare a uno che si è messo sotto il tuo balcone, giusto il tempo che finisca la pioggia. Però non è così. E, soprattutto, penso che la definizione politico-giuridica di "rifugiato" sia più complessa, e che racchiuda un numero alla fine esiguo di individui. Perciò, scartiamo anche rifugiato.
A parte gli scherzi. La questione qui non è la scelta del termine. Ma dell'insieme che con questo termine si intende indicare. Insomma, se deve proprio esserci un termine, questo termine dovrebbe indicare indiscriminatamente tutti coloro che arrivano da fuori l'Italia. Ma, lo sappiamo tutti, così non è.
"Extracomunitario", ad esempio, ha assunto oggi un significato ridicolo. Proviamo, infatti, a inserirlo, CORRETTAMENTE, in alcune frasi/dialoghi:
1) "Il Presidente Bush, extracomunitario, ha dichiarato che..."
2) "Ne vuoi un po' di questo cioccolato EXTRACOMUNITARIO?"
"Extracomunitario? No no, grazie"
"E va bene, me lo mangio tutto io sto Toblerone!"
3) "Chi è questa qui?"
"Ma come, non la conosci? Quella extracomunitaria....come si chiama già...."
"Paris Hilton!"
"Già! Paris Hilton!"
"Extracomunitario" poi non va perché suona proprio male. Sembra di definire un prodotto. "Extrafondente" (cioccolato)" "Extravergine" (olio di oliva) "Extramorbida" (carta igienica) eccetera. "Extracomunitario". Sembra una cosa supercomplessa. E in effetti lo è. Innanzitutto è una di quelle parole che con il passare del tempo cambiano significato: extracomunitario si riferisce infatti a chi non fa parte della comunità. Quale? Ma ovviamente, quella europea. Che, come ben sappiamo, continua ad allargarsi come una macchia d'olio sui jeans sottostanti a un panino al tonno. Per cui la stessa parola "extracomunitario" nel 2004 aveva un significato, e nel 2007 ne ha un altro. Ed ecco che uno che ieri era extracomunitario, oggi non lo è più. E la gente si confonde.
Dialogo tipo sul tram:
"Extracomunitario di merda!"
"Coglione, leggi il giornale! Dal primo gennaio non più"

Scritto e diretto da: miazalica a 19:52 | link | commenti (1) |

#1   10 Luglio 2007 - 08:36
 
Opterei per Forestiero, pazienza se è aulico!
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