giovedì 26 gennaio 2012

giovedì, 14 giugno 2007
  
Esco dal lavoro, stanca e insoddisfatta. Ha smesso di piovere, ma sul tragitto fino alla fermata le auto che passano vicino mi bagnano tutta. Non reagisco nemmeno. Non mi guardo i pantaloni, procedo. Poi, mentre aspetto di attraversare la strada, vedo il pullman passarmi davanti. Accade spesso questa scena. Non riesci mai ad attraversarla, quella strada. Le macchine vanno veloci, il rosso per i pedoni dura circa 15 minuti e...insomma non ti va di rischiare la vita per un fottutissimo 49. Mi siedo alla fermata e aspetto, senza dir parola, il prossimo pullman. Dentro di me, mille pensieri scorrono. Si confondono. Si scacciano. Poi ritornano. Il pullman arriva e io, con gli occhi fissi a terra, salgo senza guardarmi intorno. Mi siedo al fondo. Di fronte a me una ragazza, fronte troppo alta e occhi troppo chiari e rotondi per essere italiana. Dietro di lei scorgo due individui strani. Uno grosso. Che dico, enorme, biondo, seduto a destra. A sinistra, al suo fianco, l'amico: minuscolo, magro e moro. Li uniscono due cuffie inserite una nell'orecchio di uno e l'altra in quello dell'altro. Per tutto il tempo, non parlano. Non si guardano nemmeno. Entrambi, lo sguardo fisso nel vuoto. Ascoltano. Al mio fianco, una madre di colore parla in italiano con i figli. I figli delle donne di colore parlano un italiano perfetto. Le madri, in pubblico, rispondono loro in italiano. Chissà cosa si prova a parlare con il proprio figlio una lingua che non è la tua e di cui soprattutto non hai una vera padronanza. Ma capita anche questo. E mette tristezza. Tiro fuori il libro, e stranamente riesco a concentrarmi e leggere. L'ho iniziato da poco, e per adesso mi prende in ogni riga. Poi, come risvegliata da un rumore secco, distolgo lo sguardo dal libro e ritorno a pensare. Guardo fuori dal finestrino, e penso. Arriva la mia fermata, me ne accorgo e scendo all'ultimo. Salgo a casa. Non ho voglia di parlare con nessuno. Rispondo scontrosa, mi maledico per averlo fatto, ma continuo a farlo anche poco dopo. Un pensiero che cerco di organizzare si fa intanto strada dentro la mia testa. Forse, ripeto, forse, scriverò "quella cosa". Quella cosa che, ne ho la certezza, mai sono stata in grado di esprimere. Neanche tra me e me. Ma questa volta cercherò di farlo. La scriverò e poi gliela darò. Finalmente, forse, ho capito tutto.

Scritto e diretto da: miazalica a 18:19 | link | commenti |

Nessun commento:

Posta un commento