mercoledì 18 gennaio 2012

giovedì, 05 gennaio 2006
Il Grande Macello e altre digressioni
Se abitassi negli Stati Uniti, e non avessi di meglio da fare, domani mi recherei negli uffici di una qualsiasi televisione locale per proporre ai telespettatori americani un nuovo programma televisivo, che dico, un vero e proprio reality show ma molto ma molto innovativo.
Si tratterebbe dunque di selezionare 10 concorrenti, sempre attraverso lunghi e impegnativi casting che però dovrebbero seguire una piccola regola: possono accedere alla selezione per diventare concorrenti soltanto i detenuti che in quel momento si trovano nel braccio della morte. Questa clausola, che vi parrà forse di cattivo gusto e soprattutto non ben accetta dagli spettatori, poiché, ça va sans dire, ne esclude la maggior parte dalla possibilità di partecipare, è invece fondamentale ai fini del gioco. Lo show infatti consiste nel rinchiudere i dieci condannati a morte in una casa, proprio come quella del Grande Fratello (un po’ più trasandata magari) per la durata di soli 10 giorni. E in quei 10 giorni avranno luogo 8 omicidi. Che avverranno soltanto di notte, e soltanto a telecamere buie infatti. Per i più appassionati che resteranno con il telecomando tra le dita anche a notte fonda potrà comunque essere un’esperienza interessante poiché, pur non vedendo niente, potranno sentire grida o ansimi della vittima. Di fatti, ogni mattina si assisterà, senza sorpresa da parte di nessuno, al ritrovamento di un cadavere, che verrà poi sepolto dai restanti concorrenti nel giardino della casa. Proprio come I dieci piccoli indiani di Agatha Christie, che ho trovato piuttosto intrigante ma con un finale a dir poco deludente (altro che deus ex machina, ha trovato un espediente che non poteva essere indovinato da NESSUN lettore, capisco che è questo lo scopo, ma secondo me sapere che tu comunque non ci saresti MAI arrivato ti toglie gran parte della goduria di leggere un giallo: cioè, dico, me l’avessero detto prima non avrei nemmeno iniziato a leggerlo). (Sì lo so, questo denota una mia pigrizia intellettuale non trascurabile, ma non dimenticate che io sono anche quella che se va a trovare un amico che abita al quinto piano e scopre che non funziona l’ascensore, prima ancora di aver finito di leggere “l’ascensore è fuori serv…” sta già togliendo il freno a mano e uscendo dal parcheggio per tornarsene a casa sua). (Dove poi mi attendono quattro piani a piedi, ma questo i lettori del mio blog non lo sanno tutti…)
Tornando al nostro show, ho dimenticato un particolare fondamentale. Ovviamente, prima che il programma abbia inizio, uno dei 10 viene selezionato dalla troupe televisiva come l’“assassino”: sarà infatti lui l’unico ad occuparsi degli 8 efferati delitti. E qui arriva il colpo di scena. Il nono giorno, o forse l’ottavo, sono troppo pigra per mettermi a contare, ma insomma, intendo dire il giorno in cui resteranno soltanto più in due vivi, ecco che entrano in scena, finalmente, gli spettatori. Si dà il via al televoto (TELEVOTO, ah che parola meravigliosa! (e sto cazzo di Word non la conosce neppure, continua a modificarmela automaticamente in teleFOTO…telefoto?! ma come dice il mio adorato Chinaski, è bello quando Word si rende ridicolo): i nostri amici da casa votano. Votano per chi, secondo loro, tra i due rimasti, è l’assassino. Per semplificare il tutto, facciamo che siano rimasti due personaggi A e B. A è il vero assassino investito di questo potere all’inizio del programma. B, invece, con tutta probabilità ora si sta cagando addosso perché è l’unico, oltre alla troupe intendo, a conoscere con certezza la verità e con essa la sua completa innocenza. E allora lui, (come un agnellino che attende nel cortile che gli zingari vengano a tagliargli la gola preoccupandosi però di raccogliere tutto il sangue dentro una bacinella; e alla vista di quella bacinella capirà tutto e allora -dio mio- sarà la fine), attende trepidante i risultati del voto, come trepidante, e forse ancora di più, li attende il personaggio A. Esiti del voto: è stato votato A come assassino. A si è fatto sgamare. Ha perso. Segue un martirio in diretta in cui A viene appeso a un palo conficcato nel cortile accanto agli altri otto sepolti, e gli viene dato fuoco o roba del genere. Ma attenzione attenzione: B, in compenso, si guadagna LA LIBERTA’. Eh sì eh. Dopo essersi passato 9 notti insonni in attesa di essere sgozzato, con un semplice televoto (voglio dire, gente che con una mano si scaccola il naso e con l’altra telefona per dire “uhm…secondo me….uhm….sì, io ho chiamato per votare….uhm….sì A è l’assassino”) si ritrova non solo fuori dal braccio della morte, ma direttamente IN LIBERTA’. Così. Se ne torna a casa, (ovviamente senza un premio in denaro), apre la porta, si siede sul suo divano che non vedeva il suo culo da anni, accende la tele ed è pronto per guardarsi la nuova serie del Grande Macello e partecipare anche lui al televoto. Oppure, secondo esito. Viene votato B. Questo significa che A è proprio un sicario nel sangue. A “B” tocca la sorte che prima era toccata ad A. Intendo dire palo cortile eccetera. La sua colpa, infatti, è quella di aver fatto ricadere dei fallaci sospetti su se stesso. Ed eccoti la punizione. Ma sentite qua: A, in compenso, viene ingaggiato dalla CIA (sotto cospicuo compenso) e mandato nella prossima missione segreta, chessò a Bescapé o ad Ustica, per esempio. Capito il ragionamento? Ora proverò a disegnare il tutto dentro una ventina di vignette colorate: mi sarà in questo modo più facile spiegare il funzionamento del gioco ai produttori televisivi. Ah già, dimenticavo. Ho detto, se abitassi negli Stati Uniti. Ecco la clausola che mi frega. Perché in realtà domani non avevo di meglio da fare. 

Scritto e diretto da: miazalica a 02:36 | link | commenti |

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