Mi è capitato in questi giorni di rileggere Il giovane Holden e, con mia (seppur modesta) sorpresa, l’ho trovato un’altra volta un libro molto divertente e furbo. Non so, credevo che mi avrebbe fatto un altro effetto rileggerlo dopo anni. Invece no. Resta sempre un capolavoro, con il solo difetto della “vecchia Phoebe” che trovo un personaggio, oltre che poco verosimile, veramente odioso, che tira fuori tutto il patetismo di cui altrimenti il romanzo sarebbe privo. Ma comunque. Ho anche riflettuto sul fatto che trovo che il romanzo abbia bisogno di una traduzione più attuale. Voglio dire, certe espressioni mi hanno proprio fatto sganasciare. Ma sganasciare a tal punto che ho deciso di farle rientrare nel mio gergo quotidiano. Espressioni del tipo vattelapesca e compagnia bella. E poi, l’immancabile, l’irriducibile: “certe cose mi mandano in sollucchero.” Voglio dire, sollucchero? Fichissimo. Ho riflettuto su parecchie cose in questi giorni, in realtà. Sugli studi che sto facendo, sui libri che leggo, sulle persone che frequento, sul dentifricio che utilizzo e queste cose qua. Sul mio frigo praticamente sempre vuoto, che ogni sera apro a malincuore chiedendomi cosa poter mettere in padella senza provocarmi avvelenamenti da intossicazione alimentare. E la (per ovvi motivi) silenziosa presenza di quel pesce persico al terzo piano. Sì insomma, lui c’è, ma io non ho mai abbastanza cazzi né tempo per metterlo sul fuoco, presagendo già quel nauseante odore ittico che si protrarrà per giorni tra i muri di casa. Quel maledetto pesce che, ogni volta che apro il frigo mi guarda sofferente implorandomi di dare un senso alla sua morte. Ma io, impassibile e indifferente, lo richiudo e torno sconsolata a cercare pacchetti di crackers scaduti e tonno in scatola. Ho riflettuto su questo. E sul fatto che la scritta “Objects in mirror are closer than they appear” posta sugli specchietti esterni delle auto mi manda in sollucchero. E anche i musicisti mi mandano in sollucchero. Non so se avete mai notato. Cioè, prendete un musicista qualsiasi. Uno generico, chessò, che suona il basso, la tromba, il pianoforte o vattelapesca. E mettetegli una canzone sotto il naso. Immediatamente li vedrete agitarsi e imitare l’atto di suonare lo strumento principale del pezzo che state ascoltando. E in modo molto verosimile! Ecco, questo tipo di cose mi manda in sollucchero. Voglio dire, non è possibile che TUTTI i musicisti sappiano suonare TUTTI gli strumenti, ma se li metti davanti a un pezzo jazz, loro imiteranno un abile sassofonista, muovendo le dita proprio al modo giusto, e se li metti davanti a un pezzo rock, loro imiteranno il batterista, con tutte le complicate mosse delle mani destra e sinistra, e lo faranno in modo assolutamente coordinato e verosimile! Ora non so se la loro è solo una finta ben riuscita, ma a me non riuscirebbe un cazzo. Voglio dire, io non riesco a imitare NESSUNO strumento mentre sta andando una canzone. Al massimo, posso far finta di cantare insieme al cantante. Ma questo lo sa fare chiunque. Roba che potrei impazzire a pensarci seriamente. Infine, pensavo alla mia vita. A tutte le cose di cui mi lamento. E sono troppe. Sono maledettamente troppe. Cioè, voglio dire, sono mesi che mi lamento di non leggere più come una volta. Poi, finalmente, riprendo a leggere un po’ di libri, e inizio a lamentarmi del fatto che non studio. Ma una cosa esclude l’altra. Oggi mi lamentavo che scrivo poco. Ora scrivo, e mi lamento che dormo poco. Tutto questo, G., per dirti che in realtà sto bene con te. Il fatto è che c’è sempre qualcosa di cui lamentarsi.
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