venerdì 20 gennaio 2012

venerdì, 10 marzo 2006
 
Napoli, 10 marzo 2030
Giornata calda. La sottoscritta (un donnone trafelato tutto seni e panza) sta stendendo la biancheria in balcone, mentre amabilmente ciancia con le vicine dei balconi attigui. Ad un certo punto, viene colta da uno strano bagliore proveniente da sotto un mobile della cucina. Un foglio di carta piegato più volte, finito lì sotto chissà da quanto tempo. A fatica la sottoscritta riesce a piegarsi fino a raccogliere il foglio da terra, poi, ansimante, si siede sulla sedia e inizia a leggere.

"Frittole, 10 marzo 2006
Cara Mia,
ho deciso di scrivere una lettera a me stessa. Così, perchè uno a ventidue anni è curioso di sapere cosa accadrà nel suo futuro. E io voglio provare a immaginarti tra una ventina d'anni. So che custodirai questo foglio gelosamente nel comodino vicino al letto, per anni. Poi, un giorno, mentre la calda estate di New York batterà sulle tue finestre, deciderai di apririla. Sarai una bellissima donna, ancora affascinante, nonostante l'età che ormai avanza. Sei una donna in carriera, sola, ma con una carriera brillante alle spalle. Sì, sola. Putroppo, cara Mia, già a vent'anni avevi l'aria della classica "divorziata con figli", ed e così che ti ritroverai nel tuo spazioso appartamento della Grande mela. I tuoi figli, Marco (detto "Marcou" per gli amici) e Giulia (ora "Julia"), ti daranno parecchie soddisfazioni. Marcou sarà un ragazzino fin troppo quieto, al che gli insegnerai come e perchè alcuni bambini della scuola vanno presi a botte. Julia invece sarà una peste. E con tutti i guai che ti farà passare, la amerai proprio per questo. Perchè saprai già che da grande sarà una grande conquistatrice di uomini, e tu non potrai che parteggiare per un tale carattere. E leggendo questa lettera ti commuoverai, ed immediatamente cercherai di nasconderlo. Sorriderai per la stupefacente lungimiranza che possedevi a vent'anni, ti risistemerai il trucco allo specchio, poi chiamerai i tuoi cuccioli e andrete a farvi un giro al Central Park ( a circa due fermate di metro da casa)."
La sottoscritta, incapace di commuoversi ormai da anni, strappa la lettera in pezzettini piccoli e la getta nella spazzatura. Poi, infila la testa nell'altra stanza, dove di schiena si intravede, davanti a un vecchio televisore, un ciccione (dalle proporzioni circensi, direbbe chinaski), la nuca colpita da calvizie incipiente, ormai un tutt'uno con la poltrona da qualche anno a questa parte.
La sottoscritta sospira. Poi grida: "Amo', i vermicielli a' vesuviana..."

Scritto e diretto da: miazalica a 12:53 | link | commenti (2) |

#1   10 Marzo 2006 - 12:56
 
rido...forte, rido..
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#2   14 Marzo 2006 - 19:35
 
Ti lasci aperte tutte le possibilità...
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