giovedì 26 gennaio 2012

sabato, 24 marzo 2007  
Ah, bai de uei, in una giornata solare di marzo la sottoscritta si è laureata. Il tragitto fino all'università, in macchina, lo ricorderò a vita. Prima con "Voglio una vita spericolata" di Vasco, che hanno dato in radio quella mattina, e che per un pelo mi faceva passare la voglia di andarci, a discutere la tesi. E poi, con "Everybody dance now", appalla proprio mentre passavo davanti all'ingresso della facoltà. Quella sì che mi ha messo di buon umore. Mi sono immaginata la commisione di professori con tanto di toga, in piedi sui tavoli a ballare "Everybody dance now! Tu, tu - tu tu tu, tu..." e  io che venivo presa dalla foga e scoprivo solo in quel momento che quando le porte si chiudono nessuno discute la tesi, bensì si fa un giro di tavoli a far prova delle proprie abilità motorie, dopo aver superato la prova di resistenza all'alcol.
Dopo che i genitori, la tata, i nonni, gli zii e il cane della tipa che è passata prima di me sono usciti dalla sala, c'è stato il mio ingresso. Da sola. Con un foglio di carta in mano. E tre amici al seguito. Prima di sedermi, mi sono voltata, li ho guardati. La sala vuota, e loro tre seduti vicini. Avrei voluto abbracciarli. Poi, come sempre, appena ti siedi è come se avessi già finito. Tutto passa e l'unica cosa di cui ti importa è che una tapparella non sia messa al posto giusto. Parli, ed esci. Quando esci, te ne vuoi già andare, ma ti ricordano che devono ancora dirti il voto. Allora rimani, fai cadere tutto per terra. Ti ricordi che prima di entrare hai bevuto un bicchiere di vino, e inizi a sentirne il lieve effetto soltanto adesso, il che si esaurisce in un paio di orecchie bollenti, che speri non si notino. Poi entri, fai la passerella e ti metti nel punto X dove hai visto posizionarsi gli altri. La professoressa, solenne, in piedi, ti annuncia che sei dottore. Ma in quel momento, TU NON SENTI NIENTE. Un po' alla Elio Petri, con il tipo che parla ma non senti la voce. Così. Stai lì a guardare e, senza capire nulla, sorridi come un ebete. Potrebbero dirti che, nonostante la tua tesi di merda sei riuscito a laurearti, potrebbe dirti che è il primo caso nella storia delle tesi di una tesi bocciata, potrebbe leggerti la recensione di Borat. Nulla importa più. Ti ostini a sorridere, e al massimo pensi a chi dovrai poi dare la mano per primo. Ovviamente, poi fai il giro di mani a casaccio, ed esci. E vuoi saltare al collo e sbacciucchiare la prima persona che ti passa davanti. Ma, diamine, quello par proprio essere niente di meno che il distributore di schifezze.


Scritto e diretto da: miazalica a 20:37 | link | commenti (3) |

 

#1   25 Marzo 2007 - 12:50
 
bravissima dottoressa....

ma quando fai un saltino alla verdi a trovare i tuoi amichetti?????

filo
utente anonimo  
#2   26 Marzo 2007 - 07:37
 
beh, i complimenti son scontati, ma ti saluto con questa frase: "puoi dimenticarti della luce?" di E. Ericksonn

ma, il voto?
P
utente anonimo  
#3   26 Marzo 2007 - 12:21
 
Very very compliments... anche dalla macchina delle schifezze

Roberto

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