venerdì 20 gennaio 2012

martedì, 28 marzo 2006
Archivi riscovati...
Si fece avanti un gagliardo giovane ricciuto, odoroso di dopobarba. "Sei tu l'ultimo che è entrato nel cesso degli uomini?" chiese in tono minaccioso. Era alto quasi il doppio di me, odoroso molto più di me, ma in quanto a riccioli, ancora oggi non mi batte nessuno. I miei almeno sono naturali, i suoi nuotavano nel gel. Li osservai da vicino, per quanto mi fosse possibile dalla mia misera posizione: circa un metro più in basso. Per un attimo mi identificai pienamente con uno di loro: anch'io ero un ricciolo che nuotava: loro nel gel, e io nella merda, adesso. E mentre ero intento a compiangere quel povero ricciolo, non ebbi il tempo di dire niente. Mi anticipò lui: "Ma ce l'hai la lingua, scemo? Sei tu la checca che è entrata PER SBAGLIO nel cesso degli uomini e PER SBAGLIO ha intasato il buco del cesso lasciando il suo stronzo galleggiare nell'acqua?" Ora mi trovavo nel dilemma assoluto, ero nella famosa fase dello "sdoppiamento dell'io". Era meglio essere un ricciolo che galleggia nel gel, o uno stronzo che nuota nell'acqua del cesso? La sua faccia a due millimetri dal mio naso, e il suo alito (non affatto odoroso di dopobarba) sconvolsero i miei pensieri filosofici. "Allora? Rispondi o devo ridurre a uno stronzo galleggiante anche te?!" Lo guardai, e capii subito che non stava scherzando. Pensare ancora al mio dilemma vitale sarebbe stato fatale: dovevo dire qualcosa, qualsiasi cosa, ma dovevo farlo. Ancora una volta, però, non potei fare a meno di riflettere, e un pensiero fugace mi attraversò la testa: forse tra l'essere un ricciolo che pendeva dalla sua testa e uno stronzo che galleggiava nel water avrei preferito essere un bellissimo ricciolo genuino che pendeva dalla mia, di testa. Il mio terzo pensiero filosofico si concluse lì. Ora occorreva dire qualcosa. "Uno: non sono una checca. Due: non sono io l'ultimo che è andato al cesso. Tre: stavo giusto pensando che è meglio essere una merda nel water che un solo ricciolo su quella testa di caxxo che ti ritrovi", dissi, senza impappinarmi nemmeno una volta. (Colgo l'occasione per ringraziare la mia insegnante di dizione). Chiusi gli occhi e contai fino a 20. A 7 mi trascinava fuori dalla sala. A 12 mi spingeva nel cesso. A 14 mi faceva tirare l'acqua tirando la catenina con i denti, a 19 mi dava un pugno della madonna e mi lasciava steso tra la porta e il lavandino, sudicissimo. A 20 sputava a un dito dal mio orecchio e usciva dal cesso, ancora più gagliardo. Girai la testa verso il water: almeno non era più intasato, pensai. E comunque non ero stato io ad intasarlo. Finalmente ero in pace, e mi riabbandonai a pensieri metafisici: infine, pensai, è comunque meglio essere un capello su una testa di caxxo che uno stronzo nel water...perchè se un cesso funziona come dio vuole, arriva il gagliardo, tira l'acqua, e tu sei sparito dalla faccia della terra per sempre. La sera dopo, ero al pub, come ogni sera, e mi ero ben guardato dall'utilizzare il bagno del locale. Ad un certo punto, un forte odore di dopobarba mi pizzicò il naso. Mi girai, vidi il gagliardo del giorno prima. Proprio lui. Stavolta rapato a zero, però. Quinto pensiero filosofico: non importa che tu sia ricciolo o stronzo: prima o poi arriva una testa di caxxo e ti fa fuori comunque.

Scritto e diretto da: miazalica a 11:48 | link | commenti (2) |


#1   28 Marzo 2006 - 18:16

 
quasi due giorni
utente anonimo
#2   30 Marzo 2006 - 00:42
 
grandioso..
c'è da passarci le giornate qui
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