mercoledì 18 gennaio 2012

lunedì, 14 novembre 2005
The one where Mia almost dies - PART I
Non mi stupisco ormai che la gente che mi conosce abbia più volte esplicitato l'idea di girare un telefilm sulla mia vita. La mia vita è però così esageratamente non noiosa, non monotona e non regolare che se fosse un telefilm, dovrebbe essere un telefilm quasi di fantascienza, o di un qualunque genere che non sia quello che tende ad emulare la realtà poiché certi episodi risulterebbero effettivamente troppo poco attendibili. Ma, come scrisse Pirandello nell'Avvertenza sugli scrupoli della fantasia, "la vita, per tutte le sfacciate assurdità, piccole e grandi, di cui beatamente è piena, ha l'inestimabile privilegio di poter fare a meno di quella stupidissima verosimiglianza, a cui l'arte crede suo dovere obbedire." Detto in poche parole, vi dò l'ok. Marketing-amente parlando, il telefilm potrebbe funzionare anche se pecca di inverosomiglianza. Tutta questa introduzione è in realtà un modo per prepararvi psicologicamente alla serata che sto per raccontare, esilarante e assurda quasi quanto quella da giancarlo, ma questa incredibilmente vera. Si tratta non più di un martedì, ma del giovedì sera scorso, un giorno in cui decisi di uscire a cena con un personaggio che per comodità chiameremo Vince. Alle dieci meno un quarto, con ben venti minuti di ritardo per assicurarsi 20 punti dell'ormai famosissima scala Zali KA, (seconda soltanto alla scala Richter in quanto a importanza a livello mondiale), Vince mi aspettava sotto casa con la sua magnifica XXXXX (zero pubblicità su questo blog), desideroso di portarmi a cena nel locale più in voga di Los Angel...ehm, volevo dire di Torino. Scendo i 4 piani con il mio ascensore supertecnologico che non si sente e quasi non si vede, ed eccomi in macchina. Bella che più bella di così si muore, sbriciolati sotto le rotaie di un tram. "Sei uno schianto", mi dice mentre mette piede sull'acceleratore, e partiamo. Una volta arrivati al ristorante, ordiniamo le nostre portate. Una pizza grondante sangue (del pizzaiolo che si era da poco tagliato il dito), e un PAKITO. Pakito, per gli eventuali e presumo pochi ignoranti che non sapessero, è un'insalata micidiale (nel vero senso della parola) di pomodoro, carote, fagiolini, lattuga, e...cuore di palma. Il cameriere, appena udite le tre sillabe del pakito, si dà da fare per portare in tavola tutto l'occorrente per il delicato pasto appena ordinato. Si dà il caso, e qui debbo ribadirlo, che il necessaire comprendeva un tot di accessori piuttosto ingombranti. Bottiglia di olio d'oliva, una di aceto, una di olio di ricino (?!), apparecchio per elettroshock, sale, pane (?!), pane integrale, pan di spagna, pandoro, pancetta e grissini. Ebbene, eccomi incastrata in mezzo ai suddetti ben di dio, in attesa della mia insalatona. Ed eccola. Anche la gorgonzola-sangue è arrivata. Si mangia. Ma ecco che ad un tratto, gesticolando affannata e tracciando in aria una curva vorticosa, faccio cadere uno ad uno per terra tutti i 22mila accessorri appena sistemati in tavola. Grissini dappertutto, pezzi di pane, bottiglie frantumate, olio che cola. Il mio compagno si abbassa per raccogliere qualche coccio delle cose cadute, mi dice, ma è evidente che si è abbassato cercando di nascondere la testa sotto al tavolo per non farmi sentire le obese risate che straripano dal suo viso. Inizialmente rido anch'io. Poi, ad un certo punto, colpo di scena. Una particella ignota e microscopica (ho forti sospetti sul cuore di palma però) mi si va a infilare esattamente sotto quel pendolo rosa che abbiamo in gola, quello che trema quando i personaggi dei cartoni cantano, per capirci. Bene, fatto sta che l'intruso inizia a bloccarmi la respirazione in un modo che non mi era mai capitato. Non riesco a dire parola, nè a bere acqua nè a respirare. Vince mi guarda confuso. Quando si accorge del mio colorito violaceo scatta in piedi, mi si avvicina e inizia a darmi forti percosse sulla schiena. Ma niente, è tutto inutile. Continuo a non riuscire a respirare, ora sono in apnea e la mia temperatura corporea ha raggiunto i 47 gradi. Al che, Vince si gira e grida: "C'è un dottore in sala?!" Poi mi guarda e aggiunge, sorridendo:"E' una di quelle frasi che ho sempre desiderato dire..." Non ho la forza di mollargli un ceffone, continuo a stare in apnea. "Sì, il signore appena uscito è un dottore", ci avvisa svelto il cameriere. Appena udita la frase, Vince mi prende di forza e mi trascina fuori dal locale. Io, ormai quasi priva di sensi, mi lascio trascinare. Chiama un taxi. Arriva. Mi spinge dentro ed entra anche lui. "Segua quella macchina!", ordina poi all'autista. Poi mi sorride di nuovo: "Anche questa è una di quelle..." Ho ancora meno forze per reagire...Sto assumendo un colorito bluastro, le labbra sono secche e sto per perdere i sensi per la mancanza di ossigeno. "Non mi morire Mia, cazzo! Non mi morire!", inizia a gridare Vince, ora realmente preoccupato...


Scritto e diretto da: miazalica a 19:54 | link | commenti (4) |


Commenti:
 

#1   15 Novembre 2005 - 19:42 
Vince è stato trovato incaprettato in una toyota gialla e, purtroppo, non potrà leggere il post che lo riguarda...
nessuno può dire a mia "sei uno schianto"...nessuno tranne me e Zed...
utente anonimo  
 
#2   17 Novembre 2005 - 02:33
 
Più fantascienza di cento vetrine o un posto al sole?naa..
La mia homepage: http://battitomedia.splinder.com Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente b4tt1to
 
#3   17 Novembre 2005 - 17:59
 
zed è morto piccolo, zed è morto. quindi rimani solo tu.
ora ti dico cosa... non c'è più niente tra te e me, ad una condizione: lascia la città all'istante e una volta fuori resta fuori o ti faccio fuori. a torino hai perso i tuoi privilegi!

con affetto, vincent.
utente anonimo  
 
#4   17 Novembre 2005 - 18:20
 
ma che bel cervellone ha il nostro vince...
spero tu non faccia la fine di tony rocky horror...
utente anonimo  

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