Metto su un disco imprestato e riaffiorano in me sensazioni di qualche tempo fa. Sensazioni, più che ricordi, poiché i ricordi non li ho mai chiari nella testa. Una sensazione strana mi invade riportandomi dritto dritto allo scorso agosto, quando ascoltavo lo stesso disco in un'atmosfera di particolare eccitazione, come fossi in attesa di un evento spettacolare che, già sapevo, mi avrebbe sorpresa piacevolmente. Io e lui in casa. Lui, uno sconosciuto. Era strano vederlo lì. Lo ricordo che entra affannato in casa, con la sua solita borsa, con la sua solita camminata. Disinvolto, si porta nel mio salotto e mette su il disco. La sette, dev'essere la sua preferita. Nel frattempo canticchia, e la sua voce mi piace parecchio. Mi accorgo che alcune parole non le ricorda: deve essere da un po' che non lo ascolta. Poi ricordo una cena a tre. Un'altra a quattro. O forse fu la stessa. Non ricordo più. Ricordo lo strano modo in cui studiavo i suoi atteggiamenti. Ricordo il fastidio che ogni tanto provavo, senza affatto nasconderlo, ricordo il fascino che provavo davanti al suo entrare nella mia vita non infilando un piede oltre la porta e chiedendo "permesso", ma spalancando tutte le porte e sbattendomi in faccia tutto quello che lui era. Era bello studiarsi a vicenda. Io lo scrutavo incuriosita: ridevo, ascoltavo, pensavo e, al mio solito, giudicavo. Poi, tornavo a casa, stordita. A un tempo serena e dubbiosa, riempivo pagine e pagine di pensieri, in cui elencavo alcuni suoi atteggiamenti e i riflessi che questi avevano su di me, concludendo spesso tali pensieri con la frase: "...ma a me questo non piace". Ricordo il lento e reciproco avvicinarsi, così spontaneo, come fosse dovuto accadere da sempre. Ricordo le colazioni al bar. La spremuta, il giornale, il caldo, gli occhiali da sole, le chiacchiere. Poi, il rapido evolversi degli eventi. Ricordo poco da allora in avanti. Una giornata in corsa tra due ospedali. L'affanno continuo di quei giorni. Le debolezze che, forse per la prima volta, ho dovuto mostrargli. Poco altro, ricordo. Solo un volgare intricarsi degli eventi e, forse, dei sentimenti. Rimetto su il disco, e sento la mia pancia contrarsi. Rimetto su il disco, e sento che dove sono oggi non mi piace affatto, e che farò di tutto per non restarci, per tornare in qualche modo a quelle sensazioni di un agosto felice, sebbene "a un altro livello". E poi lo ammetto, il pensiero che, da agosto ad agosto, il cerchio sia destinato a chiudersi semplicemente mi terrorizza.
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