lunedì 23 gennaio 2012

mercoledì, 23 agosto 2006
Le fasi della vita
Da bambino, alle elementari, uno è mosso da valori banali che gli vengono inculcati nella testa da maestre bacchettone e vicine di casa di 132 anni. Pace. Amore per il prossimo. Solidarietà con il compagno di banco. Correttezza nei compiti in classe. Sensi di colpa. Accettazione dei diversi nella classe (che nel mio caso tuttavia eravamo io e un bambino marocchino). Il tuo mondo è un gruppo vastissimo di bambini dove tutti sono uguali e dove persino, data l'età, non percepisci chiaramente le differenze di sesso.
Le medie direi di saltarle perché è il periodo in cui tutto ruota non intorno alle suddette idee di amore, pace, tolleranza e via dicendo, bensì intorno al Topexan, e alla scoperta degli assorbenti con le ali, e tutto ciò non mi sembra degno di nota.
Alle superiori, i primi anni, scopri un fascino incontrollabile verso tutto ciò che è forma o simbolo di ribellione. Le autogestioni, le "tagliate", i dr. martin's, gli impressionisti, Robespierre, Jim Morrison, Freud, e in alcuni casi anche le teorie del relativismo di Einstein (dipende). Questo è il momento più importante ma allo stesso tempo più noioso della vita di un individuo. Perché diventano tutti uguali. Si leggono le stesse cose, si va alle stesse manifestazioni, si votano gli stessi partiti, si va alle stesse feste e si va in giro disseminando concetti banalissimi pensando di rivelare al mondo nuovi orizzonti. In questa fase, inoltre, si è solitamente vegetariani e/o ci si fa il primo tatuaggio e/o piercing, di cui, se si è un po' svegli, nel giro di un anno ci si pente. Il tuo mondo, in questa fase, è un gruppo un po' ristretto di amici, che continuerai a frequentare fino a università inoltrata.
Dopodiché, finalmente, arriva la fase dell'indifferenza. Non ci si accanisce più contro nulla. Si è in una fase di distensione per cui ti rendi conto che nulla è realmente importante, e tutto sommato vivi molto meglio. Finalmente rivolgi la parola a uno che vota an, e non per dargli del figlio di puttana. Finalmente regali al cugino quindicenne la tua bisunta maglia di Che Guevara. Finalmente inizi a guardare il Grande Fratello. Per ridere. Finalmente, smetti di frequentare la tua solita cerchia di amici borghesi, noiosi, perbenisti, ambientalisti e di sinistra. E il tuo mondo diventi tu stesso. Ora fila tutto liscio, se riesci a sopportarlo.

Scritto e diretto da: miazalica a 15:55 | link | commenti (4) |


#1   23 Agosto 2006 - 14:46

 
clap clap

( sincero )

( però ai miei tempi il percing me lo avrebbe fatto con il cric, mia madre, se mi fossi messo un qualche metallo nella carne )
;-)
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#2   23 Agosto 2006 - 21:37
 
ummmm......
forse se non fossi torinese e non sapessi troppo bene che cosa stai raccontando potrei alzare le spalle e dire mi spiace...
ma sono torinese... e vivo in questo mondo da 35 anni...
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#3   24 Agosto 2006 - 22:18
 
Ciao :) Ho visto che hai visitato il mio profilo, così ho dato un'occhiata al tuo blog. Mi piace, da quel poco che ho letto. Scrivi bene, con ironia, intelligenza e senza moralismi, ma senza eccedere.
Mi ci ritrovo in questo post, eccezion fatta per la fase "superiori". Non è stata una ribellione "di sinistra" la mia, ma per certi versi opposta, "nichilista". Comunque di ribellione e di polemica continua si trattava. Ora quest'ultima si è attenuata, lasciando spazio a un quasi sereno compromesso tra nichilismo e... umanità. Se i problemi fossero questi filerebbe tutto liscio anche a me ;)
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#4   31 Agosto 2006 - 17:08
 
Esclamo muto un "più o meno", per quel che riguarda il mio livello di identificazione nelle tue righe, comunque deliziosamente e ironicamente calzanti. "Finalmente, smetti di frequentare la tua solita cerchia di amici borghesi, noiosi, perbenisti, ambientalisti e di sinistra. E il tuo mondo diventi tu stesso. Ora fila tutto liscio, se riesci a sopportarlo."
Ecco. Questo mi calza a pennello, da qualche anno. E mi fa pensare che se il mio mondo divento io stesso, allora è come se si trattasse di un autoinvestimento a fondo perduto, o meglio di un'autoinvestitura sulla fiducia di chissàquale caso, una scommessa col nulla, una promessa alla "chi mi crede è un bugiardo", sostnzialmente un habitus che nei "giorni-forse" ti costringe a far la spola tra l'angoscia più torva e l'euforia più sguaiata. Forse è solo questo il bello di crescere. Capire che in fondo non sempre si può essere quello che ci si è sempre sforzati di essere.
E il dubbio si fa unica necessità, ponte ultimo per saperne qualcosa di più e di meglio. E ci si tuffa impavidi nell'istante successivo.

Ciao
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