The one where Mia almost dies - PART II
Io sto per raggiungere l’aldilà, e, come dicono accada in quei momenti, mi vedo passare davanti tutta la vita. E mi pongo quei quesiti impossibili che uno evidentemente si pone solo in punto di morte. Ho spento il gas prima di uscire? Vorrei essere cremata o sepolta? Infine, immancabile, Mi sono depilata? L’auto sta sfrecciando, e Vince mi accarezza il viso con le sue mani virili. “Non mi morire, Mia”, ripete ancora, quasi in lacrime. Ma ad un certo punto l’autista frena di colpo. “Cazzo, qual è la vostra macchina? Quella che devo inseguire, dico!”. Vince guarda avanti: incredibile ma vero, due identiche toyote, entrambe gialle, ci sono davanti. Una sta per svoltare a destra, l’altra a sinistra. “Cazzo cazzo cazzo….sinistra! Sempre sinistra!” grida Vince per niente convinto. “Ne è sicuro?” chiede l’autista, ormai eseguendo l’ordine. “No, ma va bene così”. L’inseguimento continua, quando, ad un certo punto ci accorgiamo di essere inseguiti noi stessi da una pattuglia di polizia. Io ormai mi sto preparando il discorso da fare a quel caro vecchietto di San Pietro, mentre Vince continua a strattonarmi cercando di mantenermi in vita. “Cazzo, li abbiamo alle costole”, sbotta poi, visibilmente attraversato da un malcelato piacere nel sapersi coinvolto nella situazione in cui eravamo.
Scritto e diretto da: miazalica a 20:11 | link | commenti |
E va bene, se sopravvivo gli perdonerò anche questo, penso. “1000 dollari se raggiungi quella cazzo di macchina, c’è un dottore lì dentro, ci serve lui!!”, grida Vince ad un tratto. Immediatamente, la nostra auto pare non toccare più terra e in trenta secondi riusciamo a superare la toyota e bloccarle la strada. “Il bastardo aspettava solo quello”, mi confida Vince. E va bene, Mia, se ti salvi gli darò anche quelli. Sorride. Poi, lestissimo, scende dall’auto, per andare a recuperare il medico e portarlo da me. Ma, secondo colpo di scena della serata, dalla toyota gialla escono 4 omoni enormi, neri, e che paiono piuttosto incazzati. Qualcuno di loro è anche ferito, sanguina dalla testa. Vince, con la sua solita classe, cerca di mantenere la situazione sotto controllo. “Ragazzi, c’è stato un malinteso. Uno scambio di auto…di medici…e di gangster…ma eravamo in buona fede, credetemi…un’emergenza…” Nel frattempo, terzo colpo di scena, sono miracolosamente in vita. La brusca frenata del tassista deve avermi fatto espellere il corpo estraneo, e, incredula, mi scopro nuovamente capace di respirare. Ma Vince è nei guai. Lo siamo tutti e tre. Quand’ecco che dietro di noi frena rapida anche l’auto della polizia. “Cazzo, pure i piedipiatti!”, grida Vince, ormai sconsolato. “I piedipiatti, cazzo!”, invertono l’esclamazione i gangster, e si danno alla fuga. Vince mi guarda e dice “Un ultimo sforzo piccola, fallo per me. Dobbiamo scappare!” Lo seguo esausta, ma convinta che non ci sia altra soluzione. E la fuga riesce. Dopo parecchi chilometri, voltandoci e non vedendo nessuno, capiamo di avercela fatta. “E’ fatta, piccola.” Mi dice Vince, sulla strada per casa. “E’ fatta.” Ripeto, ancora incredula di quel che ci era capitato. Quella notte dormo da lui. Al mattino, Vince mi sveglia strattonandomi per un braccio. “Non ci credo…Non ci credo…”, osserva, mostrandomi il giornale. Leggo il titolo in prima pagina: “Tassista collabora con polizia all’arresto di 4 criminali. Premiato con 25.000 dollari. «In attesa di altri 1.000 ancora, da parte di due clienti fuggiti nella notte», dichiara”…
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