venerdì 20 gennaio 2012

domenica, 21 maggio 2006
  
Le decisioni più importanti vengono prese nei momenti più inaspettati. Mentre ti stai lavando i denti davanti allo specchio; mentre scendi le scale per andare a lavoro; in sogno. Così. Senza preavviso. E poi, quando ti guardi un attimo indietro, chissà come mai, riesci sempre a scoprire un evento scatenante che ha indotto alla suddetta conclusione. L'altroieri notte ho fatto un sogno. Per la verità era un incubo. Ero in un posto freddo e intravedevo in lontananza la figura di mia sorella, in piedi, immobile, anche lei, come me, solo i capelli scomposti dal vento. Poi, non so perché (nei sogni non si sa quasi mai il perché), l'ho vista in pericolo. Ma in realtà non intravedevo nessun pericolo vero e proprio, perché nulla si poneva tra me e lei se non la distanza. Allora ho iniziato a gridarle qualcosa. Una stessa parola, unica, che però lei non riusciva a sentire, o a capire. E io più ripetevo questa parola e più mi rendevo conto che questa parola perdeva il suo significato, fino al momento in cui sono arrivata io stessa a chiedermi che cosa fosse ciò che stavo cercando di gridare. Poi, il risveglio. E poi ancora, improvvisamente, un abbaglio. Non so per quale strano motivo mi sono convinta che in realtà il messaggio del sogno fosse esattamente l'opposto. Ho creduto e ho voluto desumere dal sogno un chiaro avvertimento di mia sorella a, forse genericamente, "fare attenzione". Poche ore dopo, ho ripensato alla stanza.
La stanza.
Ho aperto quella porta, in una notte d'agosto come tante altre. E da allora ci sono sempre tornata. Ho visto odori, colori, suoni, spazi e tempi mai visti prima di allora. Ho visto la leggerezza, l'autoironia, la presunzione, la sensibilità, la dolcezza, la poesia. Il provvisorio rifugio dai miei antichi tormenti. Uno specchio, appeso a un lato della stanza. Cassetti ovunque. Cassetti, cassetti e ancora cassetti, dappertutto. Poi, al centro della parete, al lato opposto della porta, un armadio vuoto. Sorprendentemente vuoto. Pensai dunque di utilizzarlo come ripostiglio di alcune cose a me care. Poi, d'un tratto, la decisione di non tornarci più. “D'un tratto” le balle, in verità. E' un pensiero che mi è balenato più volte nella testa. Il fatto è che la gioia che provoca anche il solo vago pensiero della serenità più banale è pur sempre meno intensa dei violenti crampi di un dolce tormento. Ma la gelida razionalità che da sempre mi appartiene e che tuttavia ogni volta pare sorprendermi, mi sorprese anche stavolta. “Nella vita, tutto quello che scegliamo e apprezziamo come leggero non tarda a rivelare il proprio peso insostenibile.” E, così, razionalmente, presi la decisione. Razionalmente.

Scritto e diretto da: miazalica a 22:50 | link | commenti |



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