Basta. Voglio dei calmanti, antidepressivi, antidolorifici, antistress, sonniferi e possibilmente anche dei lassativi. Ieri sera, torno a casa stanca. Di quella stanchezza che "fa bene". Tipo quando sai che non appena chiudi occhio ti addormenterai come un ghiro, risvegliandoti indubbiamente di buon umore la mattina dopo. Verso le quattro e mezza mi addormento, dunque. Alle sette e mezza, ualà, benvenuta nel mondo degli infelici, che non dormono perché tormentati da continui pensieri completamente inutili. Mi rendo conto che non ha senso, non ha senso che io sia sveglia a quell'ora, e soprattutto che non senta i minimi sintomi di ulteriore sonnolenza e/o stanchezza. Richiudo gli occhi a forza, cerco di ingannarmi da sola. Nulla. Per un'ora intera ti giri e ti rigiri, soposti i cuscini, picchi l'orsetto, ti spogli, ti rivesti, apri il balcone, lo chiudi, vai a bere, torni in bagno eccetera. Dopodiché ti rassegni, anche questa notte ti sono bastate tre ore di sonno per sentirti in perfetta forma fisica. Ti alzi, guardi la posta. Hotmail ti accoglie con i seguenti dati: 1172 (444), che significa 1172 email ricevute, 444 non lette. Sul serio eh.
Dunque rispondi all'unica mail che susciti il tuo interesse ed esci. Ti dirigi al solito bar, ma ovviamente è troppo presto anche per loro. E' ancora chiuso. Dunque girovaghi a casaccio. Ti ritrovi in mezzo a un mercatino. Io detesto i mercati, ma quello di oggi era veramente caruccio. Avrei comprato qualcosa a ogni banco, e mi vedevo già tornare a casa con: miele di propoli, pane di segale, formaggi di vario tipo e stagionatura, salumi, cinque bottiglie di vino a dieci euro (mi sembra un ottimo affare), e tre vaschette di mirtilli a 5 euro. Poi, finisco in un bar, proprio all'angolo della piazza, con vista mercato e vecchietti che contrattano. Interessante, mi dico. Questo diventerà il mio nuovo "solito bar". Mi siedo, ordino un cappuccino e brioche per me, un macchiato e brioche per il mio amico immaginario Fred, ed apro il libro. L'esame è martedì e io sono al capitolo 3 di 13. Inspiegabilmente, l'aria del baretto concilia la mia concentrazione. Faccio un capitolo intero a velocità supersonica. Poi, ne faccio un altro. Dopodiché intravedo un ragazzo seduto qualche tavolo più in là. "Dove sei stato tutto questo tempo, straniero?", voglio chiedergli. Ma non lo faccio. Vedo che mi guarda. Mi sento un po' stupida, con il libro sul tavolo. Dopotutto, è domenica mattina e io sono lì a studiare. Ah, se solo conoscesse le irrequietezze che attraversa il mio animo! (adoro essere wertheriana). Da com'è vestito, dall'espressione, e dal look dei capelli "effetto appena alzato dal letto" capisco immediatamente due cose. La prima è che probabilmente sta aspettando qualcuno, la seconda che probabilmente non sono io. Dopo un quarto d'ora, prende piede la mia seconda ipotesi, credo quella più verosimile. Il tipo ieri ha fatto serata, dopodiché ha dormito da un amico che abita in centro, e ora stava tornandosene a casa, ed ha fatto un salto per fare colazione e, forse, chiedermi di sposarlo. A conferma di tutto ciò, si alza e se ne va. Mi rabbuio. Chiudo il libro, e torno a casa. Tra poco mangio, dopodiché schiaccio un pisolino. Con Fred. Insostituibile e fedele compagno di noia.
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