giovedì 29 dicembre 2011

martedì, 12 luglio 2005
Capita, a volte, di sentirsi strani. Di scorgere il proprio sguardo tra le scarpe di una vetrina, e di chiedersi quando. Capita, a volte, di desiderare qualcosa e sentire un vibrante formicolio nello stomaco e nei piedi. Capita di guardarsi in giro, una ragazza che passa, una macchina che parcheggia, e di chiedersi: e io? Capita di pensare a immagini passate e lasciare che i pensieri riportino al corpo antiche sensazioni, quelle che portano con sé un tormentoso fastidio al basso ventre e alle mani. Capita in questi momenti di chiedersi perché. Capita di voler chiudere gli occhi, intrecciare le mani, e restare così per ore. Capita di voler prendere un treno, di voler fare un viaggio. Capita, a volte, di perdere il senso. Il senso del ieri, il senso dell'abitudine, ...il senso del tempo. Capita così anche di perdere un treno, di desiderare un abbraccio. Le domande allora sembrano svanire, perdere consistenza, dissolversi, per poi ricostituirsi in altra forma, quella di una risposta, e di un'unica risposta. Capita, così, di trovarsi inspiegabilmente, irresistibilmente, naturalmente immersi in quella che ora è la novità. Immersi anche, paradossalmente, nell'assoluta quiete. Sapendo, appunto, che non c'è quiete più dolce di quella che nasconde mille e un turbamenti. Capita di volerci restare dentro a quegli attimi dove le frasi non conoscono futuro anteriore, attimi che sanno di fresco, di dolciastro, di qualcosa che ha l'odore del muschio bianco. Capita anche di voler tornare sui propri passi, e mai più abbandonare la propria strada per un breve e folle viaggio. Infine, capita di dover tornare a respirare nuovamente quelle fittizie certezze costruite sugli esili accenti delle "o" dei farò, dei sarò, dei dovrò. E tornando su quei passi, capita di non trovarcisi più. Capita allora di sentirsi come un'anguilla dentro a una vasca, di impazzire dal desiderio di uscirci, tentando le più ardue contorsioni, i movimenti più violenti, ma sempre senza successo. Capita, allora, di sentirsi strani. Di passeggiare per strada, scorgere il proprio sguardo tra le scarpe di una vetrina, e di chiedersi quando. Capita, così.

Scritto e diretto da: miazalica a 12:51 | link | commenti (5) |


#1   17 Luglio 2005 - 23:09
Ma ma ma ma ma... hai un blog???? :DDDDDDDDDDD

Che sorpresa, caspita.
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#2   17 Luglio 2005 - 23:13
Pardon, non sapevo se volevi che sapessi, ma c'era il link in "Variazioni sul tema" con riferimento al demiurgo, e la curiosità mi ha uccisa. ;) Se non vuole che torni, tolgo il disturbo. Un bacione. Rò. :)
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#3   18 Luglio 2005 - 10:33
Ma stai scherzando?! Certo che puoi sapere, beh, tu...magari non tutta la combricola....
Anzi devo pure chiederti vari consigli...cmq allora ci si vede domani!
Baci. Io
utente anonimo  

#4   23 Luglio 2005 - 14:34
ehi...è bellissimo quello che hai scritto..
ed è esattamente quello che provo spesso ma che non sarei mai riuscita a spiegare così a parole...bello davvero..
SleepyMoon
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#5   27 Luglio 2005 - 08:50
capita anche a me...ire
utente anonimo 

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