venerdì 27 gennaio 2012

mercoledì, 10 febbraio 2010
Palestrato vs musicista  

Essendo io ormai da mesi entrata a far parte di quella massa di individui che va allargandosi di giorno in giorno e che i sociologi amano definire i "funemployed" (i disoccupati che non sapendo che fare durante la giornata si dedicano ad attività di svago, giungendo a comprendere finalmente, chi a 30'anni, chi a 50, il vero significato della vita: lo svago, per l'appunto), sto riempiendo le mie giornate di appuntamenti, colazioni, pranzi, cene e hobby. Per prima cosa, il giorno dopo la laurea sono andata i iscrivermi a pianoforte. E vabbè, si sapeva che prima o poi lo avrei fatto. Ma non si sapeva che a 26 anni mi sarei iscritta anche a solfeggio (non sapevo fosse obbligatorio) trovandomi così a fare il corso con una manciata di bambini che dalla prima fila alzano sempre le mani per rispondere, spingendosi a vicenda per chi tende per primo il braccio. E va bene anche quello. Ma che sarei finita ad andare in palestra, questo proprio non me l'aspettavo. Eppure, la disoccupazione fa anche questo. Ti costringe a iscriverti al gettonatissimo Joy Walk e a farti trovare puntuale in sala mentre aspetti l'istruttore di Total Body. Raccapricciante. Ma, al contempo, un divertimento senza pari. Non a seguire trafelata i passi delll’istruttore superpalestrato, ma a scannerizzare le persone che mi stanno intorno. Dopo un mese di palestra e qualche mese in più di scuola di musica, sono giunta ad una serie di conclusioni.
1) In palestra entri incazzato ed esci felice. Un po' come farsi una canna. A solfeggio entri allegro ed esci incazzato. Un po' come andare a solfeggio.
2) In palestra tutti si salutano, ma proprio tutti. Parcheggi e saluti il posteggiatore abusivo con un sorriso e gli infili 5 euro in tasca. Entri e saluti l'uomo delle pulizie che ricorda vagamente l'inserviente di Scrubs (a proposito, solo io trovo che quell'attore sia un figo?) e gli infili una testina da mocio vileda nuova nuova in tasca. Poi saluti la tipa che sta alla reception ricordandole che prima o poi le porti quei 10 euro che le devi, e poi sali su. Se decidi di prendere l'ascensore, arriverà un marpione che ti dirà la solita battuta "Posso scroccare un passaggio?" e tu dovrai sorridere e dirgli “fanno 10 euro!” Se invece prendi le scale, te ne pentirai dopo la prima volta, perché su quelle cazzo di scale incontrerai almeno 8/10 persone che salendo o scendendo ti saluteranno amabilmente e se hai avuto una giornata di merda può darsi che prima o poi a uno di quei "ciao" così simpatici ci scappa un bel ceffone nel centro della guancia destra. In una scuola di musica, è l'esatto opposto. Non solo nessuno saluta nessuno, ma nessuno guarda nessuno. Da quando entri a quando esci devi tenere lo sguardo basso, camminare in punta di piedi e stare in silenzio (e schiena dritta!) perché sei una nullità che non raggiungerà mai la perfezione e tutto quel che puoi limitarti a fare nella tua misera condizione è provare, provare, provare ma, ricordati: senza arrivare mai alla perfezione.
3) In palestra tutti si salutano e si sorridono, ma poi hanno certi lucchetti da 5 chili con cui mettono al sicuro i loro armadietti. In una scuola di musica nessuno ti saluterà mai ma appena esci stai sicuro che si presenterà qualcuno a scroccarti una sigaretta.
4) Aprite la borsa di un palestrato: ci troverete sicuramente un phon, una scatola di pastiglie energetiche e un libro di Fabio Volo. Aprite la borsa (borsa?) di un musicista: non mancheranno un paio di cd di vario tipo, un portafoglio vuoto e un paio di mutandine, usate, da donna.
5) L’approccio classico di un palestrato nei confronti di una ragazza è il seguente: “Possiamo fare i turni su questo attrezzo?” talvolta sostituito con “Hai bisogno di una mano?”, odiatissimo dalle donne. L’approccio classico di un musicista è il seguente: per le prime 4 settimane non ti parlerà, non ti sorriderà, anzi, non ti degnerà di uno sguardo. Ma il giorno che deciderà di parlare, proprio come un collaboratore di giustizia, dirà tutto e in modo diretto senza giri di parole. E se dopo 4 settimane è probabile che il palestrato vi aspetti all’uscita dalla palestra per dirvi: “Ti andrebbe di mangiare insieme qualche volta?”, è ancor più probabile trovare, fuori dalla scuola di musica, un musicista che, mentre è al telefono, vi ferma dichiarando: “Io ti devo trombare”.
6) Il modo migliore per declinare l’invito di un palestrato a uscire è dirgli: “Guarda che fumo, mangio tanta cioccolata, dormo 4 ore a notte e sono comunista!” Il modo migliore per far scappare un musicista è dirgli che andate in palestra. A volte non basta. In quei casi, in cui è poco probabile che siano interesati al vostro stile di vita, sarete costrette a mentire: “So che non ci crederai mai…è una storia lunga...ma io non ce l’ho la patata…”
7) Il palestrato cercherà di stupirvi facendo mostra dei suoi addominali. E va vene, il loro fascino ce l’hanno. Se riesci a trovare un palestrato sordomuto. Il musicista cercherà di stupirvi con qualche storia che ha dell’incredibile: “Quell’anno, me lo ricordo, eravamo io, il mio amico Eric e Obama a bere una birra sulle spiagge della California…”
8) Se doveste accettare di uscire con un palestrato, sappiate che: lui sarà elegantissimo, vi aprirà la portiera, appena salite in macchina vi farà un complimento tipo “Sei splendida”, vi porterà in un locale che avrà prenotato, per tutta la sera non avrà occhi che per voi, molto probabilmente ordinerà un’insalata o nel caso migliore della carne ai ferri, poi pagherà il conto, vi accompagnerà a casa e lì, con parole romantiche, vi farà cedere a una pomiciatina in macchina ma tutto si fermerà lì perché non vorrà mai passare per un cafone che cerca di trombarvi la prima sera. Se uscite con un musicista, sappiate che: lui sarà vestito come al solito, si farà venire a prendere sotto casa, appena salito in macchina esordirà con un: “Cazzo, ho lasciato il cellulare sopra!”, vi porterà in un locale affollatissimo dove non avrà prenotato perché “non mi ricordavo ci fosse tutta ‘sta gente”, per tutta la sera starà al telefono a organizzare di andare a vedere concerti e incontrare gente che suona questo e quello, ordinerà una focaccia al lardo con aggiunta di patatine fritte, forse pagherà il conto e quando lo riaccompagnerete sotto casa dovrete tenergli la fronte mentre lui vomita dietro al bidone della spazzatura chiedendovi se siete sicure di non voler salire sopra.
9) Alla fine della serata il palestrato vi manderà un sms melenso che dirà più o meno: “Sono stato bene stasera. Spero di rivederti presto”. Il musicista di cui sopra, se vi scriverà, sarà per chiedervi: “Mi dai il numero di tua sorella?” o nei casi migliori: “Ho mica lasciato le mie chiavi di casa nella tua macchina?”
10) Io non ho espresso pareri in merito. Ho solamente illustrato il modo in cui potrebbero funzionare le cose. In effetti, entrambe le scelte hanno i suoi vantaggi e i suoi svantaggi. L’importante è capire che tipo di persona può interessarvi di più. Perché c’è chi troverebbe la storia del vomito e delle chiavi divertente. Chi no. E chi solo per le prime volte, ma poi si stufa. Per quanto mi riguarda, tra le due, credo che l’ideale sia un imprevedibile operaio di Barriera con le mani sporche di grasso.


Scritto e diretto da: miazalica a 19:23 | link | commenti (1) |


#1   21 Maggio 2010 - 15:43

 
Parlando di Neil Flynn, l'inserviente di Scrubs. No, non sei solo tu. Io e le mie amiche ci mandiamo messaggi ogni volta che ci capita di vederlo in qualche film o telefilm! Mix
utente anonimo
martedì, 12 gennaio 2010
Le faremo sapere...  

Ecco qui alcune semplici regole e consigli per affrontare al meglio un colloquio di lavoro.
Regola numero 1: se vi chiamano per offrirvi un posto di lavoro alle 8 di mattina, e voi siete ancora nel riposato sonno che solo i disoccupati conoscono, non rispondete. Aspettate di svegliarvi, bere qualcosa e parlare un po' da soli con voi stessi. Se vi vergognate potete anche canticchiare. L'importante è non rispondere al potenziale datore di lavoro con la voce di chi è appena sveglio: oltre a sembrare un travestito (se siete donna) e un vecchio fumatore alcolizzato (se siete uomo), far sapere che alle 8 siete ancora nel vostro caldo lettuccio susciterà una tale invidia nel potenziale datore che mentre vi sta chiedendo se sareste disponibili per un colloquio sta già crocettando il vostro nome sull'elenco dei nomi che ha sottomano.
Regola numero 2: un colloquio di lavoro non si rifiuta nè si cerca di spostare mai. Perciò, se vi hanno chiamato per un colloquio e vi dicono se siete disponibili ADESSO, anche se siete immersi nel fango che avete portato dalle terme, anche se avete appena messo la tinta sui capelli, smettete di fare quel che stavate facendo e correte nel luogo indicato per il colloquio. Se vi chiedono se siete disponibili domani e domani è il matrimonio di vostro fratello, cercate di spostare il matrimonio. Altrimenti, onde evitare inutili screzi, al matrimonio mandate un sosia. L'importante è non mancare al colloquio.
Regola numero 3: cercate di capire bene dove si trova il luogo indicato per il colloquio. Non fidatevi della vostra memoria ma controllate in internet prima di recarvi sicuri in via delle Rosine che nella vostra testa avete sempre chiamato via della Rocca.
Regola numero 4: non fatevi prendere dall'agitazione prima di entrare. Se non trovate parcheggio, cercatelo ancora a costo di arrivare in ritardo. Prima di entrare a fare qualsiasi colloquio, quella vi sembra la cosa più importante della vostra vita, ma al 90% delle volte appena siete usciti da quel posto vi rendete conto che non è affatto il lavoro della vostra vita. Perciò, a conti fatti, meglio non prendere che prendere una multa in cambio di un posto di lavoro che non otterrete.
Regola numero 5: non vestitevi troppo eleganti. Fategli capire che avete altri colloqui in ballo e un posto è quasi vostro. Siete lì solo per sentire le opportunità che avrebbero da offrirvi. Una stretta di mano energica unita ad un bel sorriso è il migliore modo per fargli capire che avete letto il manuale in distribuzione nelle università.
Regola numero 6: rimanete concentrati, ma non fatevi prendere dall'ansia. Non siete davanti a dio, ma uno che ha fatto lo stesso colloquio un paio di anni prima di te. Diffidate di quelli che prendono troppo sul serio un colloquio di lavoro e ditegli che il lavoro vi serve come mezzo per vivere e non viceversa. Proponetegli una pausa di cinque minuti in modo da farlo calmare e poi riprendete il colloquio.
Regola numero 7: diffidate dei pazzi che prendono in maniera surreale un colloquio di lavoro. A domande quali: se lei fosse un animale, che animale sarebbe? oppure se lei dovesse rinascere, in quale periodo storico vorrebbe vivere e perchè? rispondete CANE alla prima (sarebbe troppo ovvio dire leone, il re della foresta) e poi anni Settanta. Se vi chiedono perchè ditegli che la qualità delle droghe era migliorata rispetto ai Sessanta. Rimarranno spiazzati e forse, si spera per voi, decideranno di finirlà lì con quel colloquio farsa. Infine, dite al vostro datore di lavoro che l'utilità di queste domande è pari all'utilità di sapere quante palle da tennis sono in aria in questo momento. Cazzo, ma vi hanno chiesto anche quello! Quindi niente.
Regola numero 8: all'intrmontabile domanda "Si descriva in 3 aggettivi" approfondita dalle migliori aziende con: "Si descriva in 5 aggettivi", dopo aver premesso che 3/5 aggettivi vi sembrano pochi per descrivere la vostra personalità complessa, scegliete 3/5 aggettivi ricordandovi di non pescarli dall'insieme dei seguenti aggettivi, che potrebbero essere malinterpretati:
sensibile (gay)
affabile (sottomesso)
onesto/a (pappamolle)
generoso/a (non sai fare i conti)
impulsivo/a (psicopatico/a)
introverso/a (potenziale serial killer)
determinato/a (banale)
ambizioso/a (manuale università, p.12)
riflessivo/a (moralista)
socievole (sei uno di quelli che esce la sera e fa tardi a lavoro)
puntuale (non sai ancora cosa significa lavorare dalle 9 alle 21)
testardo/a (bel tentativo di far passare un finto difetto per un pregio)
solare (guardi troppo The Club)
Regola numero 9: se nel corso del colloquio capite che il lavoro non vi interessa (capita spesso), divertitevi a dare risposte a sopresa, tipo (per gli aggettivi): taciturno, irascibile, maniacale, giustificandoli nella maniera più seria e convincente.
Regola numero 10: se al termine del colloquio non vi richiamano entro due settimane, provate a cambiare, a rotazione, uno dei tre aggettivi.

Scritto e diretto da: miazalica a 11:04 | link | commenti (1) |


#1   20 Gennaio 2010 - 21:03

 
Utilissimo questo vademecum, oltreché divertente.Ho capito perchè 9 volte su dieci non mi richiamavano: per loro ero un gay, pappamolle e potenziale serial killer !
Ciao,
Andrea
La mia homepage: http://pugni-chiusi.blogspot.com/ Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente AndreaRai
giovedì, 26 novembre 2009
Che bello laurearsi
E' bello laurearsi. Poi con sta storia del 3+2 lo fai due volte, così quando sei grande confronti le prime foto con le altre e vedi quanti amici sei riuscito a perdere negli anni e quanti progressi ha fatto la tua alopecia nel corso del tempo. Per evitare questo rischio, della mia prima laurea non ci sono foto. Nemmeno una. Però, tanto, dici, alla seconda laurea ne farai a tonnellate, quindi fa niente. Per evitare di fare venire la gente due volte a vedere una cosa di cui non gliene frega niente a nessuno, alla mia prima laurea non avevo invitato nessuno. Tanto, ho detto, alla seconda dovrà venire mezzo mondo (incazzato perchè la prima l'avevo fatta di nascosto) e quindi, tanto vale. Poi arriva il grande giorno. La sera prima sei lì che mandi centinaia di messaggi, rispondi a mille telefonate, mandi pure qualche email. Il giorno dopo ti svegli con la cagherella, vai in bagno tre o quattro volte e poi sei pronta per uscire. Ma ecco che proprio mentre stai uscendo, devi andare un'ultima volta in bagno ma stavolta hai, oltre alle mutande, i collant, la camicia a body, la giacca, il cappotto e il tacco 12 cm e così ci stai tre ore in bagno, ma fa niente, perchè hai già messo in conto tutti i possibili ritardi. Infine arrivi in facoltà, ti rallegri sorpresa della tua puntualità. Ce l'hai fatta a venire prima degli amici invitati. Poi ne arrivano un paio e una dozzina ti telefonano perchè stanno arrivando solo che in corso unione non si trova mai parcheggio. Dovresti avere ancora una mezz'oretta di attesa quando una mano ti tocca la spalla "tap tap", ti volti. "E' lei ZM?" Sì sono io. "Allora tocca a lei." Così entri, a sorpresa, stai ancora pensando a dove sarà finita tua madre che un momento fa era lì ma ormai la presidente ti sta già annunciando e ti invita ad accomodarti nel banco con microfono incorporato. Parli con voce tremante e le parole escono fuori dalla bocca disordinate, ma poi finisce tutto lì, in cinque minuti. Insomma, se ci penso, ci ho messo circa 40 ore di più a iscrivermi che a laurearmi. Esci, e tua madre è fuori che cristona. "Come hai già finito?!!". Seguono le inevitabili foto del fotografo monopolista (ovviamente è lo stesso a cui hai detto che era inutile fare foto alla triennale, visto che non avevi con chi farle) che al termine, davanti a tutti, ti chiede di sganciare fuori 70 euro. Dici che è un periodaccio, la crisi, e che insomma devi ancora trovarti un lavoro...e allora lui con disprezzo ti lascia il suo biglietto da visita e ti dice di contattarlo al momento della fottuta prima busta paga. Lo ringrazi e finalmente ti togli quel cappello ridicolo che si mette solo per le foto per copiare gli americani anche in questo e intanto ti chiedi quante migliaia di teste sudate di cristiani neolaureati abbia visto quel cappello rettangolare, ma in quel momento non importa niente, l'importante è andare a bere da qualche parte. Ti ricordi che mancano ancora quella dozzina di persone e perciò aspetti anche loro. Nel frattempo puoi anche entrare a vedere qualche laurea ma per rispetto di quei cinque o sei che sono arrivati in anticipo stai con loro e intrattieni il pubblico. Poi vai a bere, non ci si capisce niente e quando stai per ordinare qualche bottiglia di chardonnay osservi le facce degli amici e ti fanno pena perchè si sono svegliati all'alba per venirti a vedere, hanno cristonato per cercare parcheggio e poi manco ti hanno potuta ascoltare (beh quella è la cosa positiva, osservi) e chiedi: "A fanculo il vino, brioche e cappuccino per tutti?" E allora loro ti guardano come ti guarda quello che entra dopo di te appena esci da un bagno pubblico affollato e un minuto dopo la tavola straborda di brioche e caffè e cappuccini e macchiati e marocchini e così via. Alla fine della giornata torni a casa e dici, vabbè dai, almeno un giorno chiamerò quel bastardo del fotografo e vediamo se si ricorda a quanto voleva farmi le foto....ma poi guardi nella tasca, il bigliettino da visita non c'è più. Fanculo, pensi. L'unica differenza tra la prima e la seconda laurea alla fine, è solo una manciata di brioche.

Scritto e diretto da: miazalica a 12:09 | link | commenti (1) |


#1   27 Novembre 2009 - 20:50

 
.. e io c'ero! volim te mizzoooooooooo!
utente anonimo
venerdì, 09 ottobre 2009 
Se c'è una cosa che sono riuscita a dedurre da questi giorni tormentati, infiniti e strazianti è che "peggio di così non può andare" è una cosa che uno non può mai permettersi di dire. Perché sono infinite le possibilità e le modalità del "peggio". Vorrei andare in un posto che non esiste e pagare qualsiasi cifra mi possano chiedere per vedere anche solo un frammento di una mia immagine tra qualche mese. Un "frame" a caso, così. Mia che si innervosisce nel traffico delle sei. Mia che fa la coda in posta. Mia che fa un colloquio di lavoro. Mia che si taglia le unghie dei piedi. Un'immagine qualsiasi. Giusto per vedere come sarò. Come saranno le cose intorno a me. E' da tanto, tanto tempo che non passavo un periodo così. Perché non è un giorno, o qualche sfortunato giorno in cui tutto ti va male. Sono giorni, ormai mesi, che si ripropongono, tutti uguali, tutti maledettamente pesanti. Una pesantezza che mi assale e che non mi fa dormire la notte. Mille e un pensiero mi scorrono nella mente in ogni momento della giornata. Sento la testa pesante. Ed è insopportabile.  Vorrei andare in un posto dove una tizia, e sì dai, lascio qualche soldo anche a lei, ma vorrei che questa tizia mi dicesse solo una data. Chessò, una data qualsiasi. Per dire che tutto sarà finito. Che devo solo resistere fino a quel giorno. Ma è una cazzata, perchè qui non si parla di resistere. Conoscere lo stato delle cose e non essere in grado di modificarle, questa è la dannazione dell'essere umano. E certo puoi fregartene. Come me ne frego io. Dell'effetto serra, di un'alimentazione equilibrata, degli attentati a Kabul. Ma non puoi fregarti di ciò che la notte non ti fa dormire. E non diciamo stronzate. Una telefonata in questo istante non mi renderebbe felice. Soffro, e voglio stare sola. Perchè sono io la mia migliore interlocutrice. Solo io mi capisco. La sofferenza potrà anche essere comune, talvolta. Ma mai condivisa. Perchè, a ognuno tocca la sua. E a ognuno, le sue armi. Detto questo, vado a letto. Dormire, in questo momento credo sia la mia arma più efficace. 

Scritto e diretto da: miazalica a 02:07 | link | commenti (2) |

#1  09 Ottobre 2009 - 01:15
 
Anche io sono a favore della clonazione. Mi clonerei volentieri.
Sarei il mio migliore amico.

(rido troppo per il post su fabri fibra)
La mia homepage: http://misantropologia.splinder.com Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente Spo
#2  01 Novembre 2009 - 15:28
 
Quando riesci ancora a dormire, vuol dire che la cose vanno relativamente bene. Evidentemente godi della tua condizione di solitudine e solidarietà riflessiva. Approfitti della tua sofferenza per prenderti una pausa dal mondo. Quando sarai pronta farai da sola in modo che le cose vadano meglio, perché  andranno sempre peggio finché non reagirai alla tua "sindrome da piano inclinato". ps: aggiorna di più il blog, mangia molta nutella avanti ad <i>Up</i> della disney, e su youtube guardati i video di giurato.

D.
utente anonimo  
giovedì, 30 luglio 2009
Do you speak english  

Stamattina sono rimasta immobile e allibita davanti alla televisione per circa un'ora. Mi sono appena ripresa. Ho visto il nuovo video di Fabri Fibra. Per usare un eufemismo, direi rivoltante.
Dedichiamoci ora alla consueta analisi del testo, che pare scritto da un adolescente ritardato.
Partiamo dall'orripilante ritornello: "Do you speak english". Sono talmente inorridita che non saprei nemmeno dove inizare a commentare. Cioè, lui pensa che sia una figata il ritornello in inglese. Voglio dire, sembra la parodia della pubblicità per un corso privato di inglese. Invece no, è il ritornello di uno dei rapper italiani più in voga del momento. E poi: "Voglio andare in INGHILTERRA" ripetuto quattro volte. INGHILTERRA, capite? Una parola lunga e cacofonica che non fa rima con un cazzo, lui la mette nel ritornello! Per la prossima gli propongo di provare con "CALZASCARPE".
La prima strofa sono 4 frasi stupide che terminano con le stesse due parole. Non si chiamano rime, quelle. Si chiama ripetizione della stessa parola ("rima identica").
Poi c'è la seguente frase: In Inghilterra le ragazze bevono tutta la sera in Inghilterra le ragazze la danno la prima sera. Niente, non vuole capirlo. Ha fatto l'intera canzone senza rime, che sono il pane del rap. Di nuovo, abbiamo: sera/sera.
Dopodichè attenzione, ne fa una addirittura baciata, di rima.
Nella frase dopo vediamo che, ringalluzzito, ci riprova, ma non gli riesce. Il meglio che riesce a fare è un'assonanza: gioco-dopo. Raccapricciante.
Subito dopo però ci stupisce, riesce a fare una rima perfetta: veloce/croce, subito dopo rovinata da un'altra rima identica: voce/voce
Poi ne azzecca un altro paio, seguito da un'altra assonanza piuttosto triste: IVA/Fibra.
Poi c'è il top del top: una frase senza significato logico (voleva fare un paragone lui...) con rima identica: "in Italia le ragazze hanno la pelle liscia, in Inghilterra le tipe bevono vodka liscia". (da notare che ha sostituito "ragazze " con "tipe" perchè "Inghilterra" è più lungo di "Italia").
Prosegue tutto più o meno così tra qualche rima perfetta qua e là per poi approdare alla frase più intelligente e acuta di tutte: "In Inghilterra [...] le ragazze non si fanno i complessi mentre da noi se li fanno pure i cessi". Non so cosa volesse dire, ma credo proprio che sia riuscito a trovare una rima a scapito del significato, perchè a rigor di logica la frase avrebbe avuto senso dicendo: "mentre da noi [i complessi] se li fanno pure le fighe" (se è un cesso mi pare ovvio che si faccia dei complessi).
Poi c'è un'altra rima che fa venire da piangere: prostitute/le cose ottenute (le cose ottenute!), seguita dall'ennesima assonanza: famiglia/brilla.
Infine farcisce il tutto con: "In Inghilterra se fai musica hai un futuro in Inghilterra un premio di MTV io l'avrei vinto di sicuro". Seguito da pernacchia.
Per fare un rapido paragone, metto qui sotto un pezzo di Caparezza, solo per farci un'idea di cosa vuol dire avere genio od essere un coglione.
"Ehi tu-rista so che tu-resti (pompino) in que-sto po-sto itali-co. Attento tu passi il vali-co ma questa terra ti manda al mani-co-mio (pompino), mare Adriati-co e Io-nio (pompino), vuoi respirare lo io-dio ma qui nel gol-fo c'è puzza di zol-fo ché sta arrivando il demo-nio" (pompino pompino pompino)
PS Ovviamente i pompini sono quelli deve fargli Fabri Fibra ogni giorno appena si sveglia. Tranquillo Fabri, per te sarà sicuramente più facile che trovare una rima.

Scritto e diretto da: miazalica a 09:37 | link | commenti (1) |


#1   07 Agosto 2009 - 16:26

 
sottoscrivo e approvo pienamente.... mi sa che ti linko
La mia homepage: http://tage.splinder.com Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente tage
giovedì, 30 luglio 2009
Frase della settimana 
In macchina. 2pac nell'mp3.
"Mi piace questa canzone. E' la tipica canzone da spedizione punitiva."
Sasinho

Scritto e diretto da: miazalica a 08:31 | link | commenti |

giovedì, 30 luglio 2009
Weekend #10 Roma, #11 Livorno 

Conclusioni: sono stanca.

Scritto e diretto da: miazalica a 08:30 | link | commenti |